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E’
con particolare soddisfazione che sono qui oggi per aprire insieme a tutti voi
questa Conferenza che segna per l’Unione europea un passaggio di grande
rilevanza: abbiamo trascorso insieme un anno interamente dedicato alle persone
con disabilità. Abbiamo condiviso gli obiettivi che la Decisione del Consiglio
dell’Unione europea del 3.12.2001 ci ha indicato: obiettivi ambiziosi che ci
hanno stimolato a mettere in campo tutte le nostre forze per assicurare successo
a questo 2003. Abbiamo condiviso percorsi comuni, fatiche, un impegno costante.
Noi tutti: i Governi dei Paesi Membri e dei Paesi dell’Europa allargata, la
società civile, le associazioni, il mondo produttivo e soprattutto le persone
con disabilità, quelle persone alle quale è stato dedicato questo anno
affinché i principi, i diritti, le opportunità da tempo riconosciuti ed
affermati dalla comunità internazionale, dalla Comunità Europea e dai governi
nazionali siano pienamente attuati e goduti. E perché le persone con
disabilità siano finalmente riconosciute come cittadini nazionali, europei, che
vivono la vita alla pari, con tutti gli altri, con gli stessi diritti, gli
stessi doveri, le medesime opportunità.
La Presidenza italiana all’Unione Europea ha manifestato da
subito il proprio sentito desiderio di ospitare nel Paese la Conferenza di
chiusura di questo straordinario anno 2003. E sono quindi particolarmente
onorato di aprire oggi con voi questo appuntamento. E di farlo insieme ai
Partner che hanno lavorato con noi in questi mesi per assicurare il successo
dell’iniziativa: la Commissione europea, il Forum europeo delle persone con
disabilità, la regione Lazio, Il Comune di Roma. E’ il momento di sintesi
delle azioni svolte, il primo momento di verifica dell’impegno che abbiamo
profuso nell’arco dei dodici mesi. E’ un’occasione preziosa per verificare
i risultati conseguiti insieme, ed ognuno di noi nei rispettivi Paesi, ma
soprattutto per individuare insieme i percorsi futuri da intraprendere all’indomani
del 2003, al fine di realizzare la piena integrazione e tutela delle persone
portatrici di handicap. Era un’occasione da non mancare per dare un ulteriore,
forte impulso ai processi di integrazione, di piena cittadinanza, di
eliminazione di ogni discriminazione, di affermazione del principio del reale
accesso di tutte le persone con disabilità a tutti gli aspetti della vita di un
Paese, senza distinzioni, alle medesime condizioni ed opportunità. E credo di
poter dire sin d’ora che questo appuntamento non l’abbiamo mancato. Abbiamo
visto ogni giorno svilupparsi una mobilitazione di tutti gli attori direi quasi
inaspettata. Nel nostro Paese si è sviluppato un movimento ininterrotto a
partire dalle giornate di Bari che ha visto lavorare insieme pubblico e privato,
livelli di governance centrali e locali, piccole realtà e istituzioni
forti. E sono certo che un fenomeno analogo si è sviluppato in tutti gli altri
Paesi. E so di poter affermare che un movimento così fervido di idee, incontri,
convegni ma anche momenti di aggregazione assolutamente nuovi, gare sportive,
trasmissioni radiotelevisive, ha contribuito alla crescita di una nuova cultura
della disabilità. Una cultura che non è più relegata agli "addetti ai
lavori" ma che grazie al circolo virtuoso avviato nell’anno 2003 ha
coinvolto finalmente le comunità e tutte le sue componenti, generalizzando il
convincimento che le persone con disabilità, sono prima di tutto persone, con
delle specifiche esigenze, che spesso vivono in condizioni ancora di impedimento
a causa di un ambiente architettonico ostile, di un mondo organizzato e
produttivo ancora non attrezzato ad integrarli nel tessuto del sistema paese, di
una società che rischia nella quotidianità di discriminare e di nascondere. L’anno
europeo delle persone con disabilità ha prodotto questo piccolo grande
miracolo. Ed ha raggiunto anche un altro obiettivo strategico: colpire i policy
makers, sollecitarli ad adottare nuove misure politiche e amministrative, per
fare nuovi passi in avanti nella direzione della piena inclusione, della vera
accessibilità e non discriminazione. In Italia si dice che l’Anno europeo è
stato un anno di semina, e che da domani cominceremo a raccogliere. Io credo che
da domani cominceremo a lavorare ancora più alacremente per far germogliare i
tanti spunti, suggerimenti, sollecitazioni che sono giunti a noi in questo anno.
E la Conferenza che si apre oggi e che ci impegnerà con un programma intenso e
ricco per i prossimi due giorni, rappresenta uno strumento prezioso per tutti
noi. Per capire insieme a che punto siamo arrivati al termine del 2003, per
ampliare la nostra conoscenza grazie al confronto serrato e lo scambio di buone
pratiche ma soprattutto per individuare insieme le nuove strategie, le priorità
sulle quali insieme intendiamo misurare nei prossimi anni la nostra capacità di
sostenere lo sviluppo di una società realmente accessibile a tutti nella quale
tutte le persone, disabili e non, si possano sentire cittadini di un’Europa
per tutti.
Il Presidente Storace ha già ricordato che proprio in questo
2003 l’Italia ha ricevuto il più prestigioso riconoscimento internazionale
nel campo della disabilità assegnatogli dalla Fondazione americana Roosvelt.
Nella motivazione si legge che il premio è stato assegnato in riconoscimento
della priorità attribuita negli ultimi dieci anni dal nostro paese ad azioni di
governo dirette all'integrazione sociale delle persone con disabilità. Esso
premia soprattutto lo sforzo di tutte le espressioni istituzionali e della
società civile messe in atto nel nostro Paese per migliorare la qualità della
vita dei cittadini con disabilità. Questo ambito riconoscimento deve
rappresentare uno stimolo in più per non abbassare l’attenzione sui traguardi
che ancora dobbiamo raggiungere. L’Italia oggi sente, dopo il riconoscimento
ricevuto, con ancor maggior forza che gli impegni assunti nel 2003, che il ruolo
di primo piano che ha voluto assicurare alle tematiche sulla disabilità nel
programma di presidenza all’Unione europea, devono essere portati avanti con
ancora maggior vigore.
In Italia il 2003 si è aperto con questa frase della grande
scrittrice Marguerite Yourcenar: il nostro errore più grave é quello di
cercare di destare in ognuno proprio quelle qualità che non possiede,
trascurando di coltivare quelle che ha.
Vi invito a partire da questa riflessione per affrontare le
giornate di lavoro che ci attendono. La valorizzazione delle potenzialità e
delle abilità delle persone con disabilità deve essere riconosciuto come l’approccio
corretto ai temi della disabilità, prendendo le mosse - nella definizione delle
politiche e delle azioni di implementazione - non soltanto dalla valutazione
degli "handicap" con cui la persona disabile convive, quanto dalla valutazione
globale dello stato di salute, per misurarne le perfomance e le abilità
in relazione al suo ambiente di vita e relazionale, per sottolinearne le
capacità personali, così da garantire l’identità di persona nel contesto
sociale. Questo significa affrontare i temi della disabilità considerandoli
non più un problema che riguarda i singoli cittadini che ne sono colpiti e le
loro famiglie ma, piuttosto, realtà di tutta la comunità e delle istituzioni
tutte, che richiedono prioritariamente il rafforzamento della cooperazione
multisettoriale integrata. Un approccio olistico nel quale gioca un ruolo
strategico la stretta collaborazione tra i diversi livelli di responsabilità
istituzionale (sussidiarietà verticale) e tra le istituzioni, le associazioni
ed il privato sociale (sussidiarietà orizzontale). Il contributo che la
Presidenza italiana vuole assicurare alla riflessioni di queste giornate è
rappresentato dal CD che avete trovato nella documentazione a disposizione dei
delegati. Quel CD rappresenta il primo tentativo promosso dal Ministero del
Lavoro e delle politiche sociali di introdurre in Italia, attraverso un progetto
sperimentale nel campo delle politiche del lavoro, la nuova classificazione
della disabilità messa a punto dll’Organizzazione mondiale della Sanità, l’ICF.
Il progetto è realizzato in stretto coordinamento con altri attori pubblici e
privati, con il coinvolgimento degli enti locali, delle associazioni delle
persone con disabilità per diffondere una nuova conoscenza della disabilità
partendo proprio da un concetto dinamico e non statico della disabilità, dalle
abilità e non dalle disabilità.
La riflessione di questi giorni è orientata ad alcuni grandi
temi che rappresentano certamente le priorità di approfondimento nell’ambito
europeo. Il primo rappresentato dai diritti e quindi il riconoscimento, l’accesso,
l’esercizio, la tutela contro ogni forma di negazione del godimento dei
diritti. Il tema prioritario nel campo della disabilità che oggi si avvale di
uno strumento di regolamentazione in più: la Direttiva 78/00, che l’Italia
insieme ad altri tre Paesi ha ratificato nei termini indicati. Un tema
affrontato guardando non soltanto alle norme, ma alle modalità di applicazione,
al come diffonderne la conoscenza, a come affinare gli strumenti di tutela
giuridica a non.
Il secondo: un tema sul quale la Presidenza italiana ha
inteso dare durante il suo mandato particolare enfasi: quello della famiglia,
valorizzata come soggetto sociale titolare di diritti, volano per lo sviluppo
della coesione sociale, fattore decisivo per i processi di inclusione sociale
delle persone a rischio di marginalizzazione e per il mantenimento delle
relazioni intergenerazionali. e di contrasto a fenomeni di disgregazione.
Siamo tutti convinti che la centralità della famiglia, nell’azione
di cura delle persone con disabilità è da considerare fondamentale, per
favorire, in stretta collaborazione con tutti gli attori, i processi di
autonomia e di integrazione sociale delle persone con disabilità. Ma è
necessario che essa sia concretamente sostenuta con interventi coordinati e di
diversa natura, che offrano risposte adeguate e tarate sulle specifiche
esigenze. Le famiglie manifestano difficoltà notevoli nella gestione di
situazioni di gravi disabilità che, come noto, richiedono un impegno costante e
continuo in termini di lavoro e di cura. Assicurare specifici interventi in loro
favore, anche per assicurare la conciliazione dei tempi di cura e professionali
soprattutto in favore delle donne, e la valorizzazione del ruolo della famiglia
nel quadro delle reti sociali, cosi come la situazione delle persone che vivono
in condizioni di grave disabilità., sono i principali aspetti su cui
concentreremo la nostra attenzione in queste giornate.
Ed infine, l’accessibilità, una delle questioni più
importanti. L’accessibilità non riguarda soltanto l’abbattimento delle
barriere architettoniche, ma tocca tanti altri ambiti della vita : l’accesso
alle informazioni e alle comunicazioni, ai servizi, e poi, all’educazione, al
lavoro, allo sport , alla cultura, il tempo libero ed ad altri momenti della
vita.
Una migliore accessibilità vuol dire maggior inclusione
sociale. Ciò è possibile attraverso lo sviluppo di azioni positive a partire
per esempio dal dell’occupazione e delle politiche attive del lavoro, come
indicato nel Consiglio europeo di Lisbona del 2000 per migliorare l’accessibilità
ai posti di lavoro. E la tecnologia è di vitale importanza: bisogna adottare
sempre nuove misure volte ad aumentare l’uso delle nuove tecnologie e
favorirne l’accesso ad un numero sempre più elevato di persone, evitando il
rischio che per ora è fortemente presente del digital divide. Tenendo
sempre presente che l’integrazione delle persone con disabilità comincia dai
primi anni di vita, garantendo l’accesso all’istruzione scolastica e
universitaria e assicurando poi la formazione ai fini dell’inserimento
professionale.
Un’ultima annotazione sul luogo dove la conferenza si
svolge; in accordo con la Commissione Europea abbiamo infatti scelto di
collocare la conferenza nel centro di Roma, in una delle piazze più antiche e
più belle della città che ha visto crescere e svilupparsi nei secoli la storia
ed all’interno di locali dove negli anni sono nati tantissimi bambini;
crediamo che tutti questi elementi – che assumono a mio parere una valenza
anche simbolica legata al voler collocare l’evento nel cuore della nostra
realtà in un ambito dove la vita e la crescita hanno rappresentato un valore
costante - ci consentiranno di affrontare in modo normale anche qualche piccolo
disagio derivante dall’antichità delle mura di questi luoghi, dal traffico e
dai ritmi frenetici della metropoli, nell’auspicio di poter giungere in questo
contesto a determinazioni che possano delineare nuovi e importanti (e perché
no, storici) percorsi nella crescita di una cultura a sostegno dell’integrazione
delle persone con disabilità.
Rivolgo a tutti buon lavoro ed un piacevole soggiorno
a Roma e prima di chiudere desidero indirizzare un saluto ai rappresentanti del
mondo produttivo che condividono con noi queste giornate di lavoro, a
sottolineare il valore positivo della partecipazione delle aziende allo sviluppo
delle politiche di welfare per un maggior benessere di tutti i cittadini,
disabili e non, al quale le aziende con comportamenti socialmente responsabili
possono assicurare un forte contributo. |