L’offerta
di asili nido in Italia è davvero modesta in quanto copre solo una percentuale
minima ( su scala nazionale) delle richieste sul territorio. L’offerta
attuale, anche nelle regioni industrializzate della Padania, si basa su
strutture comunali, insufficienti numericamente, o su nidi privati,
economicamente fuori dalla portata di tutti. Questo scenario risulta ancora più
critico se si pensa che è in corso un’inversione di tendenza nella
denatalità (in lieve crescita dal 1999) ed è in grande aumento l’occupazione
femminile; non ultimo inoltre l’aspetto del confronto con gli altri paesi
europei (più USA e Giappone) che, soprattutto in Scandinavia, vedono il settore
dei nidi molto ben sviluppato da tempo.Finalmente questo Esecutivo, per
merito dei Ministri Maroni e Tremonti, ha aperto gli occhi sul problema e la
grave carenza di strutture a disposizione delle madri lavoratrici sta per essere
colmata: il Governo infatti ha finanziato misure di sostegno molto interessanti
per quelle aziende che intendano istituire al loro interno strutture di
accoglienza per la prima infanzia; anche per Enti pubblici come Comuni e
Province, Asl e Ospedali nel piano di incentivazione statale quadriennale sono
stati stanziati ingenti fondi.
L’indotto di questa azione politica, soprattutto in Lombardia ma comincia
anche in Veneto e Piemonte, non è stato trascurabile: si è creato non solo un
mercato in cui hanno visto la luce numerose piccole imprese con sbocchi
professionali per molti operatori e giovani diplomati in scienze educative, ma i
numeri delle liste d’attesa per un posto in asilo nido sono scesi
drasticamente.
Ciò che però interessa maggiormente constatare in questa sede è il fatto
che un’azione di Governo, quindi non puntiforme ed episodica ma programmata e
promossa globalmente sul territorio in modo istituzionale, ha contribuito a
forgiare una cultura. Coinvolgere e condizionare l’opinione pubblica verso una
mentalità aperta e produttiva al riguardo di determinati temi sociali dovrebbe
essere il compito di ogni Istituzione, persino della TV: ebbene finora nella
terra "di mammà e de’ creature" tanto conclamate, nel paese dell’assistenzialismo
a trecentosessanta gradi, non esisteva una cultura della tutela dell’infanzia
e della maternità. Non si è sprecata mai una campagna per promuovere la
genitorialità e incoraggiare (con misure concrete) i datori di lavoro ad
assumere personale in età da bambini.
Le donne oggi lavorano, come e più degli uomini, e non fanno più bambini
perché non sanno dove metterli durante la lunga permanenza al lavoro. La storia
è semplice: tante disamine intellettuali sul Corrierone, gli osservatori
sociologici e i convegni degli psico vari su cause e concause della denatalità
nel nostro paese, non sono mai sfociate in opere e in azioni. Ci voleva proprio
un ministro leghista per iniziare una politica del welfare in Italia che
comprendesse non solo e unicamente le categorie sociali, gli svantaggiati e i
derelitti (ma quanti sono?) ma anche le persone normali che normalmente lavorano
e normalmente desiderano mettere al mondo un figlio. Con qualche legittimo
aiuto. Anche al Nord.