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L'occasione per capire quali sono le intenzioni del nuovo governo Prodi nei confronti della famiglia è
data da una mozione che chiede al governo di rispettare il concetto di famiglia dato dalla costituzione
italiana e che il governo rifiuta. |
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Il
13 luglio 2007, l’on. Garavaglia della Lega Nord ha presentato un ordine del giorno sul nuovo ministero per la famiglia.
L’ “ordine del giorno” è, all’incirca, una mozione: si prepara lo schema di una decisione che, se votata dalla maggioranza, impegna il governo a comportarsi come la mozione chiede. In consiglio comunale è sufficiente che la mozione sia presentata perchè debba essere discussa e votata da tutti i consiglieri, in parlamento, invece, prima di votare, il governo dichiara se accetta o meno l’impegno chiesto dalla mozione.
Il decreto-legge di “spachettamento” dei ministeri riconduce alla Presidenza del Consiglio dei ministri la competenza in materia di coordinamento delle politiche a favore della famiglia, d’interventi per il sostegno della maternità e della paternità, di conciliazione dei tempi di lavoro e dei tempi di cura della famiglia, di misure di sostegno alla famiglia, alla genitorialità e alla natalità, di supporto all'Osservatorio nazionale sulla famiglia. L'ordinamento italiano, con l'articolo 29 della Costituzione, riconosce la famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio, e la mozione presentata chiedeva che il governo s’impegnasse ad indirizzare l'attività del nuovo Ministero della famiglia esclusivamente al sostegno della famiglia come riconosciuta dall'articolo 29 della Costituzione.
Si chiedeva, quindi, al governo Prodi di riconoscere e rispettare un articolo facente parte dei valori fondanti della costituzione italiana.
La risposta del governo, per bocca dell’on. GIAMPAOLO VITTORIO D'ANDREA, Sottosegretario per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, è stata nicchiante. Il governo e la nuova maggioranza paiono essere disturbati dalla definizione di famiglia data da quella stessa costituzione che, prima del
referendum sulla devoluzione, dicevano di voler difendere a tutti i costi, quasi con il sangue e il martirio.
Certe volte sono proprio le scuse usate che mettono quelle famose “pulci nelle orecchie” e che permettono poi di individuare i veri scopi che si nascondo dietro a certe decisioni.
Il governo, sempre per voce del Sottosegretario per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, ha accettato in un primo momento l'ordine del giorno Garavaglia
( il n. 9/1287/13) ma a condizione che fosse riformulato sostituendo la parola «esclusivamente» con la seguente: «prevalentemente», poiché, dice il sottosegretario “ al Ministero della famiglia appartengono anche altre competenze”.
Altre competenze? Quali altre competenze può avere il ministero della famiglia dello stato italiano, oltre a quella formulare politiche attenendosi alla definizione di famiglia derivante dalla costituzione dello stato italiano stesso? E’ un bel mistero!
Forse non lo è, se si pensa che all’interno della maggioranza c’è chi vorrebbe trasformare il concetto
di famiglia in qualcosa che suona come “due o più persone, non definite per sesso, che in qualche caso
trovano comodo vivere insieme, per un tempo indefinito e senza impegni particolari, ma con il diritto a
adottare bambini”. Peccato, però, che questa non sia la definizione di famiglia scritta in quella
costituzione del 1948 che la sinistra voleva tanto difendere dalla devoluzione. L'onorevole leghista si
è rifiutato di cambiare la sua richiesta, e quindi il governo si è rifiutato di accettare l'ordine del
giorno. Elio Vito, deputato della cdl, ha cercato di far rilevare questa contraddizione, forse in un modo poco convincente, visti i risultati: “Intervengo solo per far notare ai colleghi della maggioranza che stanno per votare contro l'ordine del giorno Garavaglia, non accettato dal Governo se non riformulato nel senso indicato dal sottosegretario D'Andrea. Credo, invece, che la Casa delle libertà stia per votare a favore di un documento d’indirizzo che impegna il Governo a rivolgere l'attività del nuovo Ministero della famiglia esclusivamente a sostegno della famiglia, come riconosciuta dall'articolo 29 della Costituzione. Noi voteremo a favore, dunque, e mi auguro che così possiate fare anche voi, colleghi della maggioranza. Se siete contenti che il Governo non abbia accettato quest’ordine del giorno, fate pure.”
Come per sottolineare che il concetto di famiglia del governo italiano non coincide con quello della costituzione italiana, il “Sott. Segr. di Stat. per i rapp. con il Parl. e le rif. Ist.” ha confermato che il governo non accettava la mozione se non fosse sostituito quell’ “esclusivamente”, che obbligava il nuovo ministero della famiglia ad occuparsi della famiglia intesa solo come nel concetto costituzionale italiano.
La Camera, la maggioranza di governo, ha bocciato la mozione con 265 no e con buona pace dei cattolici di sinistra e delle famiglie vere, che vedranno gli effetti di questa decisione solo quando le scelte scellerate saranno cosa fatta.
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