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ottobre 2001 Molto
spesso succede che capitino sotto i nostri occhi immagini che dovrebbero
turbarci profondamente e cui, invece, non facciamo neppure caso. Non succede
quasi mai che il nostro pensiero vada, mentre osserviamo le foto pubblicitarie,
alle persone fotografate. Qualche tempo fa la gazzetta dello sport pubblicò una
foto di un bimbo senza mutandine, ma con la maglietta rosa del giro d’italia.
In
sé era una foto, probabilmente un fotomontaggio, abbastanza innocente e il
bimbetto era carino. Il problema sta nel permettere che i bambini siano
trasformati in oggetti commerciali, nello stesso modo in cui lo sono le belle
ragazze che mostrano gambe e scollature per pubblicizzare qualche prodotto.
Venti anni fa, foto che ora noi guardiamo con
noncuranza, non sarebbero state accettate dal comune senso del pudore. Piano
piano, una bella ragazza dopo l’altra, abbiamo smesso di sentirci infastiditi.
Ora il problema si ripropone, ma con i bambini
che sono usati nelle pubblicità, come se fossero degli oggetti di desiderio, al
posto delle belle figliole. Però, mentre è chiaro che la bella figliola della
foto non ha sentito alcun fastidio nel mostrarci le sue parti intime, non è
giusto che un bambino sia usato nello stesso modo.
Perciò ho voluto che l’associazione Orsetti
Padani partecipasse alla protesta delle altre associazioni pro infanzia sia nel
caso della Gazzetta dello Sport, sia nel caso recente di un sito internet, che
non nominerò, che ha pubblicato diverse foto pubblicitarie di bambini nudi e in
pose sconvenienti, chiamandole foto buffe.
Fra queste vi era anche una foto d’Oliviero
Toscani: una serie di gambe d’uomini adulti che circondavano la foto della
parte inferiore di un bambino nudo. La soglia della nostra attenzione di
genitori e la nostra lotta deve rivolgersi anche a queste cose, per impedire che
un giorno si possano essere accettate giustificazioni della pedofilia, che deve
rimanere invece un tabù assoluto, per permetterci di difendere il numero più
alto possibile di bambini. |