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Molto spesso succede che capitino sotto i nostri occhi immagini che dovrebbero turbarci profondamente e cui, invece, non facciamo neppure caso. Non succede quasi mai che il nostro pensiero vada, mentre osserviamo le foto pubblicitarie, alle persone fotografate. Qualche tempo fa la gazzetta dello sport pubblicò una foto di un bimbo senza mutandine, ma con la maglietta rosa del giro d’italia.

In sé era una foto, probabilmente un fotomontaggio, abbastanza innocente e il bimbetto era carino. Il problema sta nel permettere che i bambini siano trasformati in oggetti commerciali, nello stesso modo in cui lo sono le belle ragazze che mostrano gambe e scollature per pubblicizzare qualche prodotto.

Venti anni fa, foto che ora noi guardiamo con noncuranza, non sarebbero state accettate dal comune senso del pudore. Piano piano, una bella ragazza dopo l’altra, abbiamo smesso di sentirci infastiditi.

Ora il problema si ripropone, ma con i bambini che sono usati nelle pubblicità, come se fossero degli oggetti di desiderio, al posto delle belle figliole. Però, mentre è chiaro che la bella figliola della foto non ha sentito alcun fastidio nel mostrarci le sue parti intime, non è giusto che un bambino sia usato nello stesso modo.

Perciò ho voluto che l’associazione Orsetti Padani partecipasse alla protesta delle altre associazioni pro infanzia sia nel caso della Gazzetta dello Sport, sia nel caso recente di un sito internet, che non nominerò, che ha pubblicato diverse foto pubblicitarie di bambini nudi e in pose sconvenienti, chiamandole foto buffe.

Fra queste vi era anche una foto d’Oliviero Toscani: una serie di gambe d’uomini adulti che circondavano la foto della parte inferiore di un bambino nudo. La soglia della nostra attenzione di genitori e la nostra lotta deve rivolgersi anche a queste cose, per impedire che un giorno si possano essere accettate giustificazioni della pedofilia, che deve rimanere invece un tabù assoluto, per permetterci di difendere il numero più alto possibile di bambini.

 

cod fisc.93022250158

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