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I
bambini amano lavorare costruire, creare con le mani. Spesso, però, non
riescono a progettare terminare qualcosa di bello, mentre le nostre
nonne, a sei anni, sapevano fare dei capolavori all’uncinetto e i
nonni potevano riuscivano a costruire una sedia perfetta a dieci.
I nostri bambini, invece, non riescono a costruire un
posacenere di das che rimanga in piedi neppure a tredici anni. Molte
volte mi sono chiesta perché, e penso che sia perché non è stato
mostrato loro il vero senso del lavoro.
Si sentono incapaci di fare qualcosa di perfetto e
quindi non ci provano neppure. Oltretutto non hanno quegli insegnanti
pazienti che insegnino soprattutto l’amore per la precisione e la
grinta di ricominciare un lavoro se non si è soddisfatti del risultato.
Sabato scorso abbiamo portato un gruppo d’Orsetti Padani a Cantù.
Li abbiamo portati in una falegnameria. Non in una
grande azienda, ma in un laboratorio artigianale dove il proprietario ha
fatto sentir loro il profumo dei legni, ha loro dato in mano i pezzetti
di scarto, ha detto nomi e colori di tutti gli alberi. Ha acceso le
macchine e ha fatto loro vedere come funzionavano.
L’entusiasmo è nato subito e i ragazzi, prima
ancora di andare via, hanno progettato un fortino per i soldatini da
costruire con pezzi di legno che erano stati loro regalati. Poi siamo
andati a trovare una nonna, che, con il suo tombolo e i fuselli, ci ha
mostrato come si fa il pizzo canturino. Non avrei mai creduto, ma le
bambine hanno fatto a gara, con tanto di musi e pianti per un turno
perso, per imparare a fare almeno il punto più semplice. Punto che, ve
lo dice chi ha voluto provare, non è poi così semplice. Persino un
papà è stato preso dall’entusiasmo ed ha voluto fare il suo pezzetto
di pizzo…
Grazie all’invito degli Orsetti di Cantù adesso c’è
un gruppo di bambini che già pensa al lavoro artigianale, quello fatto
con amore, in modo diverso, che ha compreso quale ricchezza sia poter
costruire qualcosa di bello con le proprie mani e che ha anche imparato
alcune cose sulle tradizioni della nostra terra e della nostra gente,
che non vengono raccontate a scuola. |