mi compro la porsche

  

Home Bimbi ed Internet scuola bimbi e guerra bimbi e cultura album didattici 1° asilo nido!!! antipedofilia spazio Gesef

Un figlio costa troppo, intanto mi compro la Porsche

di Francesca Corbella

bimbi e tv
ma la tv
orsetti a Cantù
16 settembre 2002
manca il tempo
ci vuol pazienza
mi compro la porsche
La Padania si sta suicidando per mancanza di bambini. Con il crollo demografico quello economico non è lontano: i figli di famiglie prolifiche non possono sostenere ancora per molto i pensionati che non hanno voluto figli e non sembra credibile né pensabile che gli immigrati giovani si sobbarchino il peso di mantenere gli italiani. Se poi si pensa alla pletora di pensionati baby, falsi pensionati e compagnia frodante che aggrava i bilanci dell’Inps, allora i pronostici si fanno davvero funerei. Il governo attuale ha stanziato un contributo a sostegno della maternità, il Ministero del Welfare sta muovendo mari e monti per incoraggiare finanziariamente iniziative benemerite come l’istituzione di asili nido all’interno delle aziende, sta elargendo un assegno a favore dei giovani sposi alle prese con i costi della prima casa ecc. Ma non basta: ciò che occorre è modificare una forma mentis ormai troppo radicata nel trend de vie moderno. La constatazione che chi è del mestiere fa ogni giorno, è che per la maggior parte delle persone giovani in età fertile avere figli sia una rinuncia, un sacrificio e un onere, cioè avere figli impoverisce anzicchè arricchire.

Se si tiene conto del fatto che l’ambizione comune è possedere abitazione, auto, vacanze di lusso, tempo libero per gli svaghi (costosissimi), cene al ristorante, weekend in albergo e bellezza fisica, risulta chiaro che chi rinuncia a tutto ciò per procreare è un infelice e uno che si auto esclude dalla vita e dalle possibilità di godimento che il mercato offre. Il processo da contrastare sta proprio qui: la vita di oggi è in balia del marketing ed è funzione del mercato, dove le persone sono consumatori che non hanno altri bisogni primari che i consumi stessi.

Va da sé che bisogna rivedere la scala delle priorità, che vedono la libertà di scelta individuale sacra e intoccabile, persino quando si gioca valori durevoli e nobilitanti quali quello di mettere al mondo un bambino. Nella società del diritto, un figlio deve arrivare quando si avverte che iniziano a scemare le energie fino a quel momento dedicate ad altro e la vita di coppia si fa routinaria. Allora il figlio si brama come una valvola di sfogo, si agogna al punto che se non arriva subito col manifestarsi del desiderio, si ricorre alle pratiche più inumane e innaturali (e costose, sì!) per averlo. Ma il trastullo, di avere genitori egoisti ed annoiati si accorge ben presto; un bambino esige energia positiva, lealtà, sincerità di affetti, dedizione, slancio, felicità intorno a sé e fiducia, tanta fiducia, nel suo avvenire, perchè implica la trasmissione di un messaggio di vitalità di generazione in generazione.

Cascano le braccia quando si sente giustificare le donne che non fanno figli perché lavorano (come se non avessero mai lavorato, come e più degli uomini, in tutte le epoche e tutte le latitudini), e che la vita è troppo cara per mantenere per giunta anche un figlio (come se i nostri progenitori contadini, pastori, minatori, spazzacamini, tornitori avessero avuto tanto da scialare).

Dotare di questa consapevolezza chi non ne è più naturalmente provvisto ed è incerto e teme una cosa fino a ieri del tutto normale, significa operare quella rivoluzione culturale che è necessario far partire al più presto nel profondo della società e che solo in parte gli incentivi governativi di tipo economico possono sostituire.

Un giorno i proletari erano tali perché avevano come unica ricchezza la prole. Oggi pensano alla carriera e, proprio quella che fu l’originaria e benemerita classe della sinistra storica, è la prima a rinnegare la prole in favore di automobili, ville e barche a vela. Come dire che il destino della millenaria civiltà europea è affidato all’edonismo e alla sfiducia nel domani di una sola generazione di inconsapevoli e sconsiderati.

 

 

 Webmaster: Ilaria Maria Preti
Collaboratori: Francesca Corbella, dott. Giorgio Rivolta e i genitori padani.
Sito creato da
Morena Fassini
Fotografie: R.Romano,  G. Rivolta, G.Preti.
Gif animate: Z|gler® Lorenza ed Emiliano Baggiani
Consulenza e aggiornamento dello staff a cura di Antonio Conte

Hit Counter