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Per molti genitori, insegnanti, psicologi, sociologi e persino
filosofi (Karl Popper) la televisione è un mezzo passivo che spinge gli
individui a vegetare, appiattisce la mente, riduce la creatività e
l'immaginazione mentre aumentano gli atteggiamenti violenti e
stereotipati. Per molti critici, i ragazzi che
passano troppo tempo davanti alla televisione tendono a confondere la realtà
con la finzione, diventano insensibili alla violenza, hanno scarso interesse per
la lettura e faticano ad esprimersi per iscritto.
Per questo orientamento culturale la televisione favorisce la
dipendenza di giudizio piuttosto che l'autonomia critica, la passività anziché
la valutazione personale. "L'ha detto la televisione... L'ho visto in
televisione..." sentiamo spesso ripetere per giustificare la propria
"competenza" su presunte "verità" definitive come se
fossero dogmi da accettare senza discussione e senza nessun atteggiamento
critico.
Secondo un'altra tendenza culturale questo quadro è decisamente troppo
pessimistico. La televisione può essere vista come forza positiva che favorisce
l'apprendimento e la crescita. Gli autori che seguono questo orientamento
ritengono che gli effetti dannosi della televisione, dei computer, dei
videogiochi, dei telefonini non sono intrinseci ai "media" come tali,
ma derivano dal modo in cui questi vengono utilizzati.
Secondo la psicologa Patricia Greenfield le immagini
televisive in movimento rendono questo mezzo particolarmente adatto a comunicare
e a trasmettere informazioni ai bambini più piccoli che non sanno parlare bene
e che ancora non sanno leggere.
L'esperienza prodotta da alcuni (e purtroppo rari!)
programmi educativi (ad esempio Mr Rogers negli USA, Playschool in UK, Dis-moi
tout in Francia, GT ragazzi in Italia) ha fatto concludere a molti ricercatori
che lo stimolo offerto di per sè non è sufficiente, ma va integrato con il
supporto di un adulto, genitore o educatore, che stimoli la partecipazione
attiva dei bambini attraverso il dialogo e la discussione.
In sintesi, secondo questa visione ottimistica, la soluzione
non è rinunciare alla televisione, ma cercare di mantenere il controllo sulla
quantità e sulla qualità dei programmi televisivi visti dai più piccoli.
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