19 marzo 2004 Festa del Papà -
Culle vuote ed emarginazione della figura paterna
Ministro, faccia qualcosa di destra!
In occasione del
19 marzo, giornata che la tradizione cristiana dedica a San Giuseppe, simbolo della figura del padre, la scrivente
Associazione di Genitori ritiene opportuno portare a conoscenza del Ministro quanto segue.
La questione della natalità viene perlopiù identificata nella maternità, cioè nella questione femminile. Ma
contrariamente a ciò che sostiene la litania del femminismo, i servizi alle donne che lavorano non hanno alcun
effetto sulla propensione ad avere figli.
Lo dimostra il fatto che
regioni come il Friuli
e l'Emilia Romagna, che vantano i migliori servizi d'Italia, la maggior diffusione del part time e quindi
della flessibilità oltreché redditi elevati , sono le regioni con la natalità più bassa in assoluto,
e con il saldo più negativo tra natalità e
mortalità.
Di converso, le regioni
più fertili sono quelle meridionali, con redditi decisamente più bassi e dove i servizi per le madri lavoratrici
sono numericamente e talora qualitativamente inferiori.
L'Alto Adige costituisce
poi un esempio antropologicamente interessante: la popolazione di etnia
tedesca figlia in maniera esemplare, mentre quella italiana è restia come nel resto del nord Italia.
Considerato il patrimonio di esperienza e conoscenza che la GESEF ha maturato in oltre dieci anni di attività
nel contesto di separazione/divorzio ed affido della prole, con circa 25.000 casi esaminati, riteniamo opportuno far
emergere un aspetto peraltro mai rilevato da statistiche e ricerche sociologiche ufficiali: la progressiva
indisponibilità dei cittadini di sesso maschile a fare figli.
Basterebbe sottrarsi
alla retorica mammistica e prestare
attenzione all'ineludibile lato maschile della questione
per scoprire aspetti inesplorati, eppure strutturali, del fenomeno della caduta verticale del tasso di
fecondità nel nostro Paese.
Gli uomini sono
esautorati per legge da ogni decisione nel processo riproduttivo. Una volta divenuti padri si percepiscono
esautorati dalla funzione educativa, essendo ormai tutte le agenzie preposte all'infanzia/adolescenza pressoché
completamente femminilizzate, ivi inclusi presidi sociosanitari e tribunali minorili. Il ruolo del padre è stato
ridotto a semplice appendice di aiuto alle madri - il mammo - ed
a procacciatore di denaro.
Ancor più grave è l'argomento-tabù, la cui rimozione impedisce di comprenderne una concausa importante sul
piano quantitativo e qualitativo della denatalità, riferito alla radicata "abitudine" giurisprudenziale di affidare
sistematicamente alle donne (90% dei casi) l'affido dei figli, marginalizzando ulteriormente
il già svalutato ruolo e funzione paterni
Un importante periodico
femminista ha edito la scorsa settimana, in occasione della festa della donna,
l'affermazione di una avvocatessa divorzista e femminista: «Le
donne si comportano come se avessero di fronte un nemico da distruggere. Nei processi di divorzio e di separazione
le donne sembrano tese soprattutto a disconoscere le capacità paterne del compagno e a rivendicare l'assoluta
competenza materna sui figli. La battaglia non è tanto sui soldi - questione che pongono soprattutto gli uomini - ma
nel conflitto in se stesso: l'obiettivo vero è negare il partner come padre, come marito. Alle donne non è
sufficiente che vengano loro affidati i figli ed esse avanzano la pretesa di cancellare totalmente il padre».
Tale atteggiamento è giustificato e legittimato dalla ipertutela giudiziaria della donna madre, tutta
incentrata sulla vittimizzazione quale presunto "soggetto debole", e mascherata dietro la cosiddetta
"tutela del minore". Cui si accompagna una annosa campagna diffamatoria nei confronti della figura
maschile/paterna: da lustri ormai è l'uomo a doversi difendere da infinite discriminazioni che rasentano il
razzismo, ivi comprese le accuse false e strumentali di abuso sui propri figli, finalizzate esclusivamente a
spezzare - là dove ancora resistono - gli ultimi residui del legame padre/figli. L'aumento dei delitti in famiglia,
riportati dalle cronache come gesti di "follia", dovrebbe far riflettere in maniera più responsabile circa
l'emergenza della sottovalutata questione maschile.
I rimedi fin qui adottati ed ancora predicati per affrontare la denatalità - bonus distribuiti dai vari enti,
sgravi fiscali, congedi di paternità, child benefit, ecc.- così come le "quote" (30% di candidate alle Europee, 50%
nella lista Prodi) appaiono solo ricette per blandire l'elettorato rosa, propinate da quel ceto femminista
burocratizzato che negli ultimi venti anni - anziché aiutare le donne a crescere percorrendo strade diverse - ne ha
alimentato e sfruttato il vittimismo e la presunta "debolezza", per assicurarsi carriera e potere attraverso la
guerra dei sessi.
Una turlupinatura di cui
si stanno accorgendo in molti, a cominciare dalle donne medesime. Che si ritrovano progressivamente espropriate
anche dell'autorità materna ad opera delle schiere di "esperti" che infestano quotidianamente tribunali, scuole,
convegni e talk show. E le quote
non basteranno davvero: sono proprio le donne a non votare più le donne.
Non si appiattisca, Ministro, sulla obsoleta retorica femminista, in base alla quale una madre ed un figlio
sono già "famiglia".
Piuttosto che
posizionarsi acriticamente contro riforme che gli stessi genitori separati/divorziati chiedono a gran voce da
diverse legislature - la legge sull'affido condiviso dei figli, attualmente in discussione in commissione Giustizia
- si informi, allarghi gli orizzonti e le prospettive. Si consulti con coloro - i genitori,
appunto, tantopiù se riuniti in associazioni - che vivono tali problematiche sulla propria pelle.
In quanto titolare del dicastero per le PARI OPPORTUNITA', faccia qualcosa che risponda
effettivamente a questa definizione.
FACCIA QUALCOSA DI DESTRA.
Dia l'avvio ad
una vera rivoluzione culturale che restituisca valore e dignità al ruolo educativo maschile ed altrettanta
autorevolezza alla figura del padre. Che rimetta su un piano di
paritetica responsabilità, pur nella loro diversità, entrambi i genitori. E che restituisca ai bambini, a TUTTI I
BAMBINI, le pari opportunità di ricevere cure, affetto, educazione da mamma e da papà.
Ne guadagneranno
sicuramente anche le donne/madri. Ma soprattutto ne guadagneranno i figli,
la famiglia nel suo insieme e la società intera.
Dice il Presidente Carlo Azeglio Ciampi che una società con poche madri e pochi figli è destinata a
scomparire, ed ha ragione. Ma anche una società popolata da uomini senza identità, defraudati del loro ruolo,
privati del segno del Padre, non è destinata a riprodursi felicemente.
E le culle resteranno
vuote a dispetto degli appelli provenienti da questo o quel colle.
Restiamo a disposizione,
ed anzi auspichiamo un incontro di approfondimento.
Cordiali saluti.
Elvia Ficarra
- Responsabile Osservatorio Famiglie Separate GESEF
Roma, 19 marzo 2004
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