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Tutela del Minore:
Una guerra santa ispirata, almeno in
apparenza dalla più nobile delle intenzioni: proteggere i bambini dagli
abusi. Una missione tanto nobile da travolgere persino la verità.
Ma è proprio vero che gli italiani sono diventati un
popolo di satanisti, pedofili, che abusano dei loro figli?
Da alcuni anni il bombardamento di cifre sul fenomeno
è costante e massiccio. La verità è però diversa dall'enfasi con cui
sedicenti esperti della materia presentano i dati.
Assistenti sociali, psicologi di parte, servizi vari
e non meglio identificati "centri studi" danno numeri poco
attendibili, mai dettagliati nel loro contesto. Così, ad esempio,
Telefono Azzurro presenta le cifre sugli abusi mettendo insieme le
"segnalazioni" - e solo quelle - su presunti abusi sessuali e
su quelli di altro tipo. I primi sono una minoranza, poi sotto la stessa
etichetta cambia la varietà: trascuratezza, lontananza dai genitori e
via elencando.
L'ondata di isteria inquisitoria ed il giustizialismo
spicciolo, dove il bambino assume il ruolo di "vittima
perfetta", ha contagiato tutti quelli che contano: assistenti
sociali, psicologhe ASL, poliziotti, sindaci di Comuni, pubblici
ministeri, giudici ordinari e speciali.
Non il "popolo", in nome del quale i
giudici emettono le sentenze. Persone innocenti incarcerate, famiglie
ridotte sul lastrico, galantuomini messi alla gogna con l'accusa dei
più turpi reati.
Esiste il problema dell'abuso e del falso abuso alla
soluzione dei quali gli operatori sociali e i tribunali dovrebbero dare
un contributo di trasparenza e maturità, evitando innanzitutto di
addentrarsi in strade senza ritorno.
Smembrare una famiglia sulla base di un'intuizione o
della dichiarazione di un bimbo di pochi anni diventa un errore
imperdonabile che porta danni e pregiudizi alla carriera se non è
provato da fatti. Di qui l'avvitamento ad imbuto degli operatori che non
si fermeranno più nemmeno di fronte alla scoperta della verità, quando
dà torto ai loro teoremi precostituiti. Tutto quanto può contrastare
il preconcetto iniziale (la certezze degli abusi e dei maltrattamenti)
va eliminato, trasformato nel contrario, trascurato, eliminato dall'iter
processuale.
Fino a qualche anno fa le cause di allontanamento di
un minore dalla sua famiglia erano due: abusi sessuali e violenze.
Adesso c'è anche l'"incapacità genitoriale". Un'ibrida
fattispecie giuridica, ambigua ed inaffidabile, volutamente inserita per
essere utilizzata in qualsiasi modo dal Tribunale dei Minori in primis,
da funzionari comunali che vi svolgono attività giudicante in qualità
di giudici onorari, e da psicoterapeuti senza preparazione. Senza dover
rispondere ad alcuno in sede penale o civile del loro operato, degli
sbagli e delle valutazioni errate.
Con la riforma dei codici ai magistrati è stata
riconosciuta l'impossibilità di sommare nella stessa persona funzioni
inquirenti e giudicanti. Nel Tribunale Minorile, invece, il giudice è
al contempo organo giudicante e portatore dell'interesse del minore.
Abdica la funzione di super partes per assumere di fatto le vesti di
difensore del minore, con la conseguenza che, in modo aprioristico e
preconcetto, la voce del genitore in contrapposizione con quella del
figlio viene disattesa e neppure audita.
I giornali non fanno altro che riportare i pochi dati
che vengono forniti in pasto al pubblico per creare di volta in volta
l'"allarme abusi". Cosa c'è dietro la campagna di stampa
attizzata da fatti di cronaca e rinfocolata con metodo da sedicenti
istituti e centri di ricerca?
Ormai è nata una potente e clandestina rete di
"abusologi", i professionisti degli abusi all'infanzia, che
incassano parcelle milionarie (fino a 20 milioni di lire per ogni
perizia, pagate dalla collettività) e carriere veloci speculando sui
fatti di cronaca. Sedicenti psicologi e non meglio precisati
"esperti dell'infanzia", assunti senza concorso persino nei
Tribunali dei Minori o come periti dai giudici togati, sono il
manganello di uno squadrismo amministrativo che viene esercitato
all'ombra dei servizi sociali e che ha come bersaglio la famiglia.
Inizialmente quelle più scassate e indifese, ora,
con preoccupante baldanza, anche quelle più normali e attrezzate.
Basta guardare alle migliaia di procedimenti
giudiziari in tutta Italia per capire cosa succede.
La tragedia è che dietro la sigla del Tribunale dei
Minori ci sono tanti "dolcissimi e legalissimi atti di
ferocia", prodotti da pochi magistrati assunti per concorso, che
esprimono le loro personalissime idee sulla famiglia, e dagli altri
giudici di affiancamento non togati. Costoro sono esperti e funzionari
che a vario titolo dovrebbero controllare i loro colleghi o i funzionari
di Comuni e Asl, gli stessi che forniscono lavoro e consulenze
professionali.
Qual è il risultato di questo pasticciato conflitto
di interessi?
Le inchieste che vedono al centro i minori si
svolgono con un meccanismo tanto implacabile quanto ripetitivo.
La maestra o la vicina di casa o un parente che ha
conti da regolare, come nei casi di separazione/divorzio, avvisa
l'assistente sociale del territorio. Quest'ultima arriva, parla col
bambino, con testimoni o coi "denuncianti" , non è
tenuta a interpellare né i genitori né altre
persone, e stila una relazione che finisce sul tavolo del T. Minorile.
Per i genitori scatta automaticamente la presunzione
di colpevolezza. Basta parlare di "problemi",
"incapacità genitoriale", o "sospetti abusi" ed
ecco che il Tribunale, con decreto "provvisorio ed urgente"
quindi non impugnabile in Appello, sospende la potestà genitoriale,
affida pedissequamente il minore ai servizi sociali e ne autorizza il
sequestro dalla famiglia d'origine.
"Rapiti" a scuola, o in piena notte da
assistenti sociali e poliziotti, i bambini restano per mesi internati in
istituti, senza che le famiglie possano avvicinarli, né spedire loro
lettere o giocattoli, neppure sotto il controllo di questa sorta di
carcerieri dei loro figli. Si applica ai bambini il 41 bis, che la legge
voleva riservato ai mafiosi.
Calpestando ogni convenzione europea e internazionale
questo servizio agisce scientemente perché vengano cancellate dalla
mente dei minori le figure genitoriali, le radici famigliari.
Come reagiscono i bambini all'allontanamento?
Soffrono della Sindrome di Stoccolma: strappati alle loro famiglie, dopo
mesi il legame si spezza e cominciano ad accusare. E' difficile
ipotizzare che in quel lasso di tempo e in quelle condizioni, non dicano
all'adulto ciò che questi intende sentirsi dire.
La provvisorietà dei decreti del Tribunale può
protrarsi per diversi anni, nel corso dei quali le "prove"
contro i genitori vengono raccolte dagli stessi assistenti sociali
affidatari dei bambini deportati - facilmente influenzabili dalle nuove
figure di riferimento - che li torchiano e manipolano perché dicano
ciò che vogliono sentirsi dire. Le "prove" vengono costruite
esclusivamente su tali dichiarazioni.
Più i genitori protestano e più vengono puniti con
l'allontanamento. Scoprono presto il peso che i "servizi
sociali" hanno presso il Tribunale dei Minori: guai a
indispettirli!. Se vogliono avere la speranza di rivedere i figli devono
confessare. Cosa? Di essere colpevoli di abuso nei loro confronti.
La moderna follia di questa guerra santa al
pedofilo-abusante partorisce metodi dove la tortura è costituita dalla
privazione dei figli e la confessione l'unico mezzo per sperare nella
clemenza dell'onnipotente cacciatore di colpevoli. Che non hanno diritti
da far valere, né il contradditorio sulle accuse né quello sulle
prove, se ci sono. Non vengono accolte prove a discarico, non vengono
sentiti testimoni di parte: valgono esclusivamente le insindacabili
relazioni degli assistenti sociali e le perizie dei consulenti
psichiatrici. Che riflettono puntualmente le convinzioni, e solo quelle,
delle assistenti sociali che hanno attivato il meccanismo.
Il Tribunale dei Minori incarica consulenti
psichiatrici di accertare la "capacità genitoriale". Questa
indimostrabile attitudini a essere padri o madri diventa un criterio
quasi filosofico, impalpabile, utilizzato con esiti giuridici e
giudiziari abominevoli. Le operazioni peritali includono la validazione
psicologica, una particolare perizia che fa testo sull'attendibilità
delle dichiarazioni e l'uso spregiudicato della psicologia, chiave di
volta di tutte le inchieste. Si parte da una qualsiasi affermazione dei
bambini, per quanto fantasiosa o delirante, o da un disegno, la si fa
convalidare da un qualsiasi psicologo pronto a decidere che sia vera e
automaticamente c'è il rinvio a giudizio o la condanna.
E' lo stravolgimento del diritto: la sua applicazione
viene subappaltata a persone che nulla sanno di come si applicano i
codici, che sono irresponsabili per le loro gravi scelte ed impuniti
anche in caso di malafede.
Assistenti sociali e psicologhe ASL che fanno
scattare la trappola, non potranno mai essere punite per induzione alla
calunnia, circonvenzione d'incapace, maltrattamento o quant'altro, non
avendo alcun obbligo di video- fono registrare gli incontri con i
minori, tenere una cartella clinica o anche un semplice brogliaccio di
note, per cui il loro operato sfugge a un qualsiasi controllo.
Quanto alla preparazione neanche a parlarne:
neodiplomate ventenni, gente entrata con qualsiasi espediente nei rami
della burocrazia comunale, messa a svolgere il compito di assistente
sociale, spesso, con una decisione di tipo politico. Sarebbero questi
gli esperti di infanzia e di famiglie voluti per erogare fondi pubblici,
affitti e sussidi vari.
Come è possibile che ci sia l'abdicazione dello
Stato a persone irresponsabili verso la legge? Se persino un vigile
urbano per una multa in divieto di sosta deve avere divisa e codice,
perché si lascia senza vincolo un assistente sociale in grado di
distruggere una famiglia? Perché i controlli sul suo operato sono
sempre e solo a posteriori, ritardati e verificati da quegli stessi
giudici che collaborano con loro?
Il problema sta forse nella smania di protagonismo
dei funzionari coinvolti, nell'errore di selezione del personale addetto
a questi compiti delicatissimi?
Molto semplicemente sta nello sfruttamento economico
della macchina dell'assistenza.
Una vergogna nazionale. Nascosta e sottile, obliqua.
Che si nasconde dietro ai casi di cronaca, alle vittime vere per
chiedere sempre maggiori fondi e poteri. Da gestire senza i controlli
dei cittadini.
Non a caso i bilanci destinati all'assistenza sociale
sono aumentati in maniera vertiginosa nell'ultimo quinquennio
Bilanci blindati, chiusi a chiave: quando si chiedono
i singoli stanziamenti per sapere come e a chi e con quali criteri
vengono spesi fiumi di denaro pubblico, il diritto dei cittadini ad
essere informati viene negato.
Silenzio, un muro di gomma. Scuse sulla privacy. Di
chi? Dei minori violentati e seviziati nelle comunità alloggio che
abbiamo fatto chiudere dopo aver dimostrato tali atrocità?.
Il salvadanaio nascosto di fondi su cui nessuno osa
aprire bocca, è diventato una vera "municipalizzata dei
minori", una rete frammentata e senza controlli di centri ed
associazioni, che si alimenta col circuito delle inchieste ad effetto,
denunce di assistenti sociali per sospetti problemi di comportamento dei
minori e il menefreghismo del Tribunale dei Minori che timbra senza
verifiche tutte le carte che vengono presentate.
Così, vecchi edifici ecclesiastici, oppure nuovi
appartamenti nei condomini diventano in breve sedi di comunità dai nomi
più fantasiosi. Appaiono all'improvviso nel dettato di qualche delibera
di Comune, Regione, Provincia, che hanno carta bianca: scelgono le
associazioni, le pagano e utilizzano il proprio personale per far finta
di seguire ciò che accade.
La traccia di tutto questo lavoro non si vede mai.
Quanto alle capacità professionali di chi gestisce queste associazioni
non c'è alcun requisito; persino per gli amministratori di condominio
è obbligatorio mettere la targhetta all'esterno del portone, ma per chi
custodisce in condizioni quasi carcerarie i minori strappati ai genitori
non è richiesta alcuna prova delle loro capacità.
Quanti Comuni possono vantare relazioni mensili o
quantomeno periodiche, visite ispettive improvvise seguite da un
documento scritto a disposizione del pubblico? Nessuno. Silenzio e
segreto circondano questi gruppi, tutto ovviamente per il "bene dei
minori", per non lasciare tracce ai genitori che aspettano con
disperazione uno scritto, un saluto un qualsiasi cenno di vita da chi
hanno messo al mondo ed allevato.
Bastano queste cifre per dare un'idea del business
sulla pelle dei bambini.
Sono ben 14.945 i minori negli istituti e in
comunità in cui vengono sepolti vivi e di cui nessuno può sapere nulla
di come vengono trattati ed educati, o meglio rieducati a dire ciò che
si vuole da loro. Il costo medio, che ricade interamente sulla
collettività, è attorno alle 200/300 mila lire giornaliere, nelle
regioni del nord arriva alle 400/500 mila lire a seconda delle
"necessità di assistenza".
Il 70% è minore di 14 anni. Ovvero se i piccoli
ospiti sono facilmente maneggiabili e possono essere intimoriti o tenuti
in riga con quattro urla, ecco che si spalancano le porte
dell'accoglienza: costano poca fatica e rendono molto, per questo
vengono sequestrati con più facilità Gli adolescenti dai 14 ai 18 anni
non li vuole nessuno perché sono più difficili da gestire e
reagiscono.
Degli "internati" ben un terzo è figlio di
coppie separate, perciò debolissime come famiglia e pronte a
rinfacciarsi di tutto, e il 44% vengono da famiglie con problemi
economici. Un dato pazzesco: ma perché Comuni e Regioni sono così
pronti a pagare ad enti e comunità tanti milioni al mese per ogni
bambino e invece non danno un decimo di quella cifra ai genitori per
tirar fuori dai guai tutto il nucleo famigliare?
Dal 1998 al luglio 2000 sono state 522 le morti
suicide di madri, padri, nonni a cui il Tribunale Minorile aveva
allontanato figli e nipoti, vietando il più delle volte qualunque
genere di contatto anche in ambiente protetto, omettendo la preventiva
audizione degli interessati e senza procedere ad una approfondita
istruttoria.
Il procedimento avanti il Tribunale Minorile è senza
dubbio dovuto al sua progetto ispirativo che si materializzò nell'epoca
(1934) in cui il fascismo vedeva la "specializzazione" dei
tribunali come uno strumento di governo. E' un organismo in cui i
giudici assunti per concorso sono in minima parte. E' l'ultimo residuo
del fascismo e della sua ossessione dei tribunali speciali.
Pericolosissimo perché fornisce l'alibi dottrinale, la base giudiziaria
degli interventi di altri giudici in inchieste penali.
Il procedimento è governato dalla Camera di
Consiglio, composta da due magistrati togati e due onorari, un uomo ed
una donna. Peculiarità voluta per far si che la decisione non fosse
frutto esclusivamente del pensiero tecnico-giuridico, oggi altro non
produce che una accentuazione dell'onnipotenza del Giudice Minorile.
La procedura in camera di Consiglio seguita dal
Tribunale per i Minorenni lede pesantemente i diritti costituzionali di
difesa e contraddittorio, codificati come princìpi inderogabili in ogni
processo.
Al fine di far si che cessi una prassi
antidemocratica ed incostituzionale, favorita dal sistema vigente,
occorre un intervento radicale tanto quanto lo sono le decisioni dei
Tribunali Minorili!
Per mutare la pratica dei Tribunali Minorili occorre
che anche il Parlamento provveda ad assumere un provvedimento inaudita
altera parte, e subito.
Il disegno di legge di iniziativa popolare che segue
è il provvedimento da cui occorre prendere le mosse per abolire un
organo figlio del fascismo e la cui esistenza e la cui pratica sono
lontane dalla coscienza democratica del Paese, oltre che essere lontane
dallo spirito e dalla lettera della Costituzione Repubblicana e del
senso di Giustizia dei cittadini italiani.>> |