Diritti dell'infanzia

  

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20 novembre 1989 nasce la Convenzione Internazionale sui Dirittti dell'Infanzia

20 novembre 2003 Tutela del Minore: Giustizia è Sfatta! *

Diritti dell'infanzia
la nuova inquisizione
festa dei papà

Tutela del Minore:

Una guerra santa ispirata, almeno in apparenza dalla più nobile delle intenzioni: proteggere i bambini dagli abusi. Una missione tanto nobile da travolgere persino la verità.

Ma è proprio vero che gli italiani sono diventati un popolo di satanisti, pedofili, che abusano dei loro figli?

Da alcuni anni il bombardamento di cifre sul fenomeno è costante e massiccio. La verità è però diversa dall'enfasi con cui sedicenti esperti della materia presentano i dati.

Assistenti sociali, psicologi di parte, servizi vari e non meglio identificati "centri studi" danno numeri poco attendibili, mai dettagliati nel loro contesto. Così, ad esempio, Telefono Azzurro presenta le cifre sugli abusi mettendo insieme le "segnalazioni" - e solo quelle - su presunti abusi sessuali e su quelli di altro tipo. I primi sono una minoranza, poi sotto la stessa etichetta cambia la varietà: trascuratezza, lontananza dai genitori e via elencando.

L'ondata di isteria inquisitoria ed il giustizialismo spicciolo, dove il bambino assume il ruolo di "vittima perfetta", ha contagiato tutti quelli che contano: assistenti sociali, psicologhe ASL, poliziotti, sindaci di Comuni, pubblici ministeri, giudici ordinari e speciali.

Non il "popolo", in nome del quale i giudici emettono le sentenze. Persone innocenti incarcerate, famiglie ridotte sul lastrico, galantuomini messi alla gogna con l'accusa dei più turpi reati.

Esiste il problema dell'abuso e del falso abuso alla soluzione dei quali gli operatori sociali e i tribunali dovrebbero dare un contributo di trasparenza e maturità, evitando innanzitutto di addentrarsi in strade senza ritorno.

Smembrare una famiglia sulla base di un'intuizione o della dichiarazione di un bimbo di pochi anni diventa un errore imperdonabile che porta danni e pregiudizi alla carriera se non è provato da fatti. Di qui l'avvitamento ad imbuto degli operatori che non si fermeranno più nemmeno di fronte alla scoperta della verità, quando dà torto ai loro teoremi precostituiti. Tutto quanto può contrastare il preconcetto iniziale (la certezze degli abusi e dei maltrattamenti) va eliminato, trasformato nel contrario, trascurato, eliminato dall'iter processuale.

Fino a qualche anno fa le cause di allontanamento di un minore dalla sua famiglia erano due: abusi sessuali e violenze. Adesso c'è anche l'"incapacità genitoriale". Un'ibrida fattispecie giuridica, ambigua ed inaffidabile, volutamente inserita per essere utilizzata in qualsiasi modo dal Tribunale dei Minori in primis, da funzionari comunali che vi svolgono attività giudicante in qualità di giudici onorari, e da psicoterapeuti senza preparazione. Senza dover rispondere ad alcuno in sede penale o civile del loro operato, degli sbagli e delle valutazioni errate.

Con la riforma dei codici ai magistrati è stata riconosciuta l'impossibilità di sommare nella stessa persona funzioni inquirenti e giudicanti. Nel Tribunale Minorile, invece, il giudice è al contempo organo giudicante e portatore dell'interesse del minore. Abdica la funzione di super partes per assumere di fatto le vesti di difensore del minore, con la conseguenza che, in modo aprioristico e preconcetto, la voce del genitore in contrapposizione con quella del figlio viene disattesa e neppure audita.

I giornali non fanno altro che riportare i pochi dati che vengono forniti in pasto al pubblico per creare di volta in volta l'"allarme abusi". Cosa c'è dietro la campagna di stampa attizzata da fatti di cronaca e rinfocolata con metodo da sedicenti istituti e centri di ricerca?

Ormai è nata una potente e clandestina rete di "abusologi", i professionisti degli abusi all'infanzia, che incassano parcelle milionarie (fino a 20 milioni di lire per ogni perizia, pagate dalla collettività) e carriere veloci speculando sui fatti di cronaca. Sedicenti psicologi e non meglio precisati "esperti dell'infanzia", assunti senza concorso persino nei Tribunali dei Minori o come periti dai giudici togati, sono il manganello di uno squadrismo amministrativo che viene esercitato all'ombra dei servizi sociali e che ha come bersaglio la famiglia.

Inizialmente quelle più scassate e indifese, ora, con preoccupante baldanza, anche quelle più normali e attrezzate.

Basta guardare alle migliaia di procedimenti giudiziari in tutta Italia per capire cosa succede.

La tragedia è che dietro la sigla del Tribunale dei Minori ci sono tanti "dolcissimi e legalissimi atti di ferocia", prodotti da pochi magistrati assunti per concorso, che esprimono le loro personalissime idee sulla famiglia, e dagli altri giudici di affiancamento non togati. Costoro sono esperti e funzionari che a vario titolo dovrebbero controllare i loro colleghi o i funzionari di Comuni e Asl, gli stessi che forniscono lavoro e consulenze professionali.

Qual è il risultato di questo pasticciato conflitto di interessi?

Le inchieste che vedono al centro i minori si svolgono con un meccanismo tanto implacabile quanto ripetitivo.

La maestra o la vicina di casa o un parente che ha conti da regolare, come nei casi di separazione/divorzio, avvisa l'assistente sociale del territorio. Quest'ultima arriva, parla col bambino, con testimoni o coi "denuncianti" , non è

tenuta a interpellare né i genitori né altre persone, e stila una relazione che finisce sul tavolo del T. Minorile.

Per i genitori scatta automaticamente la presunzione di colpevolezza. Basta parlare di "problemi", "incapacità genitoriale", o "sospetti abusi" ed ecco che il Tribunale, con decreto "provvisorio ed urgente" quindi non impugnabile in Appello, sospende la potestà genitoriale, affida pedissequamente il minore ai servizi sociali e ne autorizza il sequestro dalla famiglia d'origine.

"Rapiti" a scuola, o in piena notte da assistenti sociali e poliziotti, i bambini restano per mesi internati in istituti, senza che le famiglie possano avvicinarli, né spedire loro lettere o giocattoli, neppure sotto il controllo di questa sorta di carcerieri dei loro figli. Si applica ai bambini il 41 bis, che la legge voleva riservato ai mafiosi.

Calpestando ogni convenzione europea e internazionale questo servizio agisce scientemente perché vengano cancellate dalla mente dei minori le figure genitoriali, le radici famigliari.

Come reagiscono i bambini all'allontanamento? Soffrono della Sindrome di Stoccolma: strappati alle loro famiglie, dopo mesi il legame si spezza e cominciano ad accusare. E' difficile ipotizzare che in quel lasso di tempo e in quelle condizioni, non dicano all'adulto ciò che questi intende sentirsi dire.

La provvisorietà dei decreti del Tribunale può protrarsi per diversi anni, nel corso dei quali le "prove" contro i genitori vengono raccolte dagli stessi assistenti sociali affidatari dei bambini deportati - facilmente influenzabili dalle nuove figure di riferimento - che li torchiano e manipolano perché dicano ciò che vogliono sentirsi dire. Le "prove" vengono costruite esclusivamente su tali dichiarazioni.

Più i genitori protestano e più vengono puniti con l'allontanamento. Scoprono presto il peso che i "servizi sociali" hanno presso il Tribunale dei Minori: guai a indispettirli!. Se vogliono avere la speranza di rivedere i figli devono confessare. Cosa? Di essere colpevoli di abuso nei loro confronti.

La moderna follia di questa guerra santa al pedofilo-abusante partorisce metodi dove la tortura è costituita dalla privazione dei figli e la confessione l'unico mezzo per sperare nella clemenza dell'onnipotente cacciatore di colpevoli. Che non hanno diritti da far valere, né il contradditorio sulle accuse né quello sulle prove, se ci sono. Non vengono accolte prove a discarico, non vengono sentiti testimoni di parte: valgono esclusivamente le insindacabili relazioni degli assistenti sociali e le perizie dei consulenti psichiatrici. Che riflettono puntualmente le convinzioni, e solo quelle, delle assistenti sociali che hanno attivato il meccanismo.

Il Tribunale dei Minori incarica consulenti psichiatrici di accertare la "capacità genitoriale". Questa indimostrabile attitudini a essere padri o madri diventa un criterio quasi filosofico, impalpabile, utilizzato con esiti giuridici e giudiziari abominevoli. Le operazioni peritali includono la validazione psicologica, una particolare perizia che fa testo sull'attendibilità delle dichiarazioni e l'uso spregiudicato della psicologia, chiave di volta di tutte le inchieste. Si parte da una qualsiasi affermazione dei bambini, per quanto fantasiosa o delirante, o da un disegno, la si fa convalidare da un qualsiasi psicologo pronto a decidere che sia vera e automaticamente c'è il rinvio a giudizio o la condanna.

E' lo stravolgimento del diritto: la sua applicazione viene subappaltata a persone che nulla sanno di come si applicano i codici, che sono irresponsabili per le loro gravi scelte ed impuniti anche in caso di malafede.

Assistenti sociali e psicologhe ASL che fanno scattare la trappola, non potranno mai essere punite per induzione alla calunnia, circonvenzione d'incapace, maltrattamento o quant'altro, non avendo alcun obbligo di video- fono registrare gli incontri con i minori, tenere una cartella clinica o anche un semplice brogliaccio di note, per cui il loro operato sfugge a un qualsiasi controllo.

Quanto alla preparazione neanche a parlarne: neodiplomate ventenni, gente entrata con qualsiasi espediente nei rami della burocrazia comunale, messa a svolgere il compito di assistente sociale, spesso, con una decisione di tipo politico. Sarebbero questi gli esperti di infanzia e di famiglie voluti per erogare fondi pubblici, affitti e sussidi vari.

Come è possibile che ci sia l'abdicazione dello Stato a persone irresponsabili verso la legge? Se persino un vigile urbano per una multa in divieto di sosta deve avere divisa e codice, perché si lascia senza vincolo un assistente sociale in grado di distruggere una famiglia? Perché i controlli sul suo operato sono sempre e solo a posteriori, ritardati e verificati da quegli stessi giudici che collaborano con loro?

Il problema sta forse nella smania di protagonismo dei funzionari coinvolti, nell'errore di selezione del personale addetto a questi compiti delicatissimi?

Molto semplicemente sta nello sfruttamento economico della macchina dell'assistenza.

Una vergogna nazionale. Nascosta e sottile, obliqua. Che si nasconde dietro ai casi di cronaca, alle vittime vere per chiedere sempre maggiori fondi e poteri. Da gestire senza i controlli dei cittadini.

Non a caso i bilanci destinati all'assistenza sociale sono aumentati in maniera vertiginosa nell'ultimo quinquennio

Bilanci blindati, chiusi a chiave: quando si chiedono i singoli stanziamenti per sapere come e a chi e con quali criteri vengono spesi fiumi di denaro pubblico, il diritto dei cittadini ad essere informati viene negato.

Silenzio, un muro di gomma. Scuse sulla privacy. Di chi? Dei minori violentati e seviziati nelle comunità alloggio che abbiamo fatto chiudere dopo aver dimostrato tali atrocità?.

Il salvadanaio nascosto di fondi su cui nessuno osa aprire bocca, è diventato una vera "municipalizzata dei minori", una rete frammentata e senza controlli di centri ed associazioni, che si alimenta col circuito delle inchieste ad effetto, denunce di assistenti sociali per sospetti problemi di comportamento dei minori e il menefreghismo del Tribunale dei Minori che timbra senza verifiche tutte le carte che vengono presentate.

Così, vecchi edifici ecclesiastici, oppure nuovi appartamenti nei condomini diventano in breve sedi di comunità dai nomi più fantasiosi. Appaiono all'improvviso nel dettato di qualche delibera di Comune, Regione, Provincia, che hanno carta bianca: scelgono le associazioni, le pagano e utilizzano il proprio personale per far finta di seguire ciò che accade.

La traccia di tutto questo lavoro non si vede mai. Quanto alle capacità professionali di chi gestisce queste associazioni non c'è alcun requisito; persino per gli amministratori di condominio è obbligatorio mettere la targhetta all'esterno del portone, ma per chi custodisce in condizioni quasi carcerarie i minori strappati ai genitori non è richiesta alcuna prova delle loro capacità.

Quanti Comuni possono vantare relazioni mensili o quantomeno periodiche, visite ispettive improvvise seguite da un documento scritto a disposizione del pubblico? Nessuno. Silenzio e segreto circondano questi gruppi, tutto ovviamente per il "bene dei minori", per non lasciare tracce ai genitori che aspettano con disperazione uno scritto, un saluto un qualsiasi cenno di vita da chi hanno messo al mondo ed allevato.

Bastano queste cifre per dare un'idea del business sulla pelle dei bambini.

Sono ben 14.945 i minori negli istituti e in comunità in cui vengono sepolti vivi e di cui nessuno può sapere nulla di come vengono trattati ed educati, o meglio rieducati a dire ciò che si vuole da loro. Il costo medio, che ricade interamente sulla collettività, è attorno alle 200/300 mila lire giornaliere, nelle regioni del nord arriva alle 400/500 mila lire a seconda delle "necessità di assistenza".

Il 70% è minore di 14 anni. Ovvero se i piccoli ospiti sono facilmente maneggiabili e possono essere intimoriti o tenuti in riga con quattro urla, ecco che si spalancano le porte dell'accoglienza: costano poca fatica e rendono molto, per questo vengono sequestrati con più facilità Gli adolescenti dai 14 ai 18 anni non li vuole nessuno perché sono più difficili da gestire e reagiscono.

Degli "internati" ben un terzo è figlio di coppie separate, perciò debolissime come famiglia e pronte a rinfacciarsi di tutto, e il 44% vengono da famiglie con problemi economici. Un dato pazzesco: ma perché Comuni e Regioni sono così pronti a pagare ad enti e comunità tanti milioni al mese per ogni bambino e invece non danno un decimo di quella cifra ai genitori per tirar fuori dai guai tutto il nucleo famigliare?

Dal 1998 al luglio 2000 sono state 522 le morti suicide di madri, padri, nonni a cui il Tribunale Minorile aveva allontanato figli e nipoti, vietando il più delle volte qualunque genere di contatto anche in ambiente protetto, omettendo la preventiva audizione degli interessati e senza procedere ad una approfondita istruttoria.

Il procedimento avanti il Tribunale Minorile è senza dubbio dovuto al sua progetto ispirativo che si materializzò nell'epoca (1934) in cui il fascismo vedeva la "specializzazione" dei tribunali come uno strumento di governo. E' un organismo in cui i giudici assunti per concorso sono in minima parte. E' l'ultimo residuo del fascismo e della sua ossessione dei tribunali speciali. Pericolosissimo perché fornisce l'alibi dottrinale, la base giudiziaria degli interventi di altri giudici in inchieste penali.

Il procedimento è governato dalla Camera di Consiglio, composta da due magistrati togati e due onorari, un uomo ed una donna. Peculiarità voluta per far si che la decisione non fosse frutto esclusivamente del pensiero tecnico-giuridico, oggi altro non produce che una accentuazione dell'onnipotenza del Giudice Minorile.

La procedura in camera di Consiglio seguita dal Tribunale per i Minorenni lede pesantemente i diritti costituzionali di difesa e contraddittorio, codificati come princìpi inderogabili in ogni processo.

Al fine di far si che cessi una prassi antidemocratica ed incostituzionale, favorita dal sistema vigente, occorre un intervento radicale tanto quanto lo sono le decisioni dei Tribunali Minorili!

Per mutare la pratica dei Tribunali Minorili occorre che anche il Parlamento provveda ad assumere un provvedimento inaudita altera parte, e subito.

Il disegno di legge di iniziativa popolare che segue è il provvedimento da cui occorre prendere le mosse per abolire un organo figlio del fascismo e la cui esistenza e la cui pratica sono lontane dalla coscienza democratica del Paese, oltre che essere lontane dallo spirito e dalla lettera della Costituzione Repubblicana e del senso di Giustizia dei cittadini italiani.>>

 

 Webmaster: Ilaria Maria Preti
Collaboratori: Francesca Corbella, dott. Giorgio Rivolta e i genitori padani.
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Consulenza e aggiornamento dello staff a cura di Antonio Conte

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