Nelle
scuole pubbliche e private del territorio della repubblica italiana la storia e
la cultura locale non sono attualmente insegnate né a livello medio né
a livello superiore attraverso corsi istituzionali, riducendo l'approccio a
queste materie solo a iniziative di maestri e professori che si preoccupano, al
di fuori di qualsiasi programma ministeriale, di insegnare attraverso ricerche o
simili come è fatto il territorio del comune in cui i discenti abitano o quali
sono i tratti caratterizzanti gli usi e i costumi del proprio paese.
Si tratta di ben poca cosa, oltretutto appresa in maniera frammentaria e
caotica, senza una struttura curriculare che permetta di far rimanere impresso
nella mente del bimbo o del ragazzo quanto è stato detto o trovato.
In particolare abbastanza preoccupante è la situazione nelle regioni, nelle
provincie e nei comuni del Nord, a causa del fatto che gli insegnanti
provengono da luoghi diversi e lontani dalla sede di insegnamento e pur
mostrando una accettabile cultura di base e una serie di specializzazioni
didattiche in ambito psicologico, linguistico, storiografico e geografico non
sono in grado di conoscere sufficientemente l'ambiante e la storia del
territorio in cui operano, finendo spesso per vederlo come un teatro occasionale
del fare pedagogico, un luogo di passaggio personale in vista di altri lidi o
una porzione di terra padana, italiana ed europea che no merita di venire
indagata, di fronte a nozioni e problemi che devono interessare maggiormente gli
allievi in un contesto , così si pensa o si dice, così tecnicizzato e
universale come quello del terzo millennio.
Negli ultimi quindici anni la pedagogia e l'aggiornamento didattico si sono
affaticati volentieri in una ristrutturazione dei programmi e dei moduli di
verifica e valutazione orientata a creare piccoli robot in grado di conoscere
tutto tranne che la cultura regionale e locale, ritenuta implicitamente superata
ed inutile di fronte alla necessità della comunicazione di massa e alla
mentalità burocratica che nella scuola è andata progressivamente imponendosi
in alleanza con i presupposti ideologici del globalismo cosiddetto democratico,
infarcito di buonismo, e lassismo di derivazione sessantottina.
In buona sostanza la parte fondamentale dei contenuti dei programmi non è
cambiata rispetto alla riforma gentile e la cosiddetta autonomia ha riguardato
solo una presunta libertà di ogni singola azienda scolastica che piuttosto che
una effettiva riqualificazione in senso federalistico e anticentralistico.
I libri di testo hanno avuto la funzione di irrobustire questo clima, con
manuali di storia della letteratura e di storia dell' otto- novecento che sono
ispirati ad una visione di parte, incapace soprattutto di far intendere
l'esistenza di una precisa identità dei popoli.
Ecco allora la necessità di mettere a punto un vero e proprio
"curriculo devoluto", cioè un insieme di programmi in grado di
proporre il copro dell'insegnamento della storia e della cultura locale in
scuole di ogni ordine e grado, da aggiungere alle materie di base o tipiche
dell'indirizzo di studio.
Andranno chiarite dapprima le finalità, indi gli obiettivi dello studio
della cultura locale per attuare poi un vero e proprio "piano di
studi" dalle elementari alle superiori liceali, in grado di rivelarsi molto
più utile di quanto si voglia far credere, in un contesto che nel corso dei
prossimi anni non potrà che diventare sempre più caratterizzato dalla
autonomia regionale soprattutto nell'ambito culturale e sociale.
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