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 Insegnamento e apprendimento della cultura locale 
del Prof. Andrea Rognoni  (Malnate, 28 gennaio 2001)
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9 novembre 2003
Alserio Cantù

forum sulla riforma

 

Nelle scuole pubbliche e private del territorio della repubblica italiana la storia e la cultura locale non sono attualmente insegnate né a livello medio né a livello superiore attraverso corsi istituzionali, riducendo l'approccio a queste materie solo a iniziative di maestri e professori che si preoccupano, al di fuori di qualsiasi programma ministeriale, di insegnare attraverso ricerche o simili come è fatto il territorio del comune in cui i discenti abitano o quali sono i tratti caratterizzanti gli usi e i costumi del proprio paese.

Si tratta di ben poca cosa, oltretutto appresa in maniera frammentaria e caotica, senza una struttura curriculare che permetta di far rimanere impresso nella mente del bimbo o del ragazzo quanto è stato detto o trovato.

In particolare abbastanza preoccupante è la situazione nelle regioni, nelle provincie  e nei comuni del Nord, a causa del fatto che gli insegnanti provengono da luoghi diversi e lontani dalla sede di insegnamento e pur mostrando una accettabile cultura di base e una serie di specializzazioni didattiche in ambito psicologico, linguistico, storiografico e geografico non sono in grado di conoscere sufficientemente l'ambiante e la storia del territorio in cui operano, finendo spesso per vederlo come un teatro occasionale del fare pedagogico, un luogo di passaggio personale in vista di altri lidi o una porzione di terra padana, italiana ed europea che no merita di venire indagata, di fronte a nozioni e problemi che devono interessare maggiormente gli allievi in un contesto , così si pensa o si dice, così tecnicizzato e universale come quello del terzo millennio.

Negli ultimi quindici anni la pedagogia e l'aggiornamento didattico si sono affaticati volentieri in una ristrutturazione dei programmi e dei moduli di verifica e valutazione orientata a creare piccoli robot in grado di conoscere tutto tranne che la cultura regionale e locale, ritenuta implicitamente superata ed inutile di fronte alla necessità della comunicazione di massa e alla mentalità burocratica che nella scuola è andata progressivamente imponendosi in alleanza con i presupposti ideologici del globalismo cosiddetto democratico, infarcito di buonismo, e lassismo di derivazione sessantottina.

In buona sostanza la parte fondamentale dei contenuti dei programmi non è cambiata rispetto alla riforma gentile e la cosiddetta autonomia ha riguardato solo una presunta libertà di ogni singola azienda scolastica che piuttosto che una effettiva riqualificazione in senso federalistico e anticentralistico.

I libri di testo hanno avuto la funzione di irrobustire questo clima, con manuali di storia della letteratura e di storia dell' otto- novecento che sono ispirati ad una visione di parte, incapace soprattutto di far intendere l'esistenza di una precisa identità dei popoli.

Ecco allora la necessità di mettere a punto un vero e proprio "curriculo devoluto", cioè un insieme di programmi in grado di proporre il copro dell'insegnamento della storia e della cultura locale in scuole di ogni ordine e grado, da aggiungere alle materie di base o tipiche dell'indirizzo di studio.

Andranno chiarite dapprima le finalità, indi gli obiettivi dello studio della cultura locale per attuare poi un vero e proprio "piano di studi" dalle elementari alle superiori liceali, in grado di rivelarsi molto più utile di quanto si voglia far credere, in un contesto che nel corso dei prossimi anni non potrà che diventare sempre più caratterizzato dalla autonomia regionale soprattutto nell'ambito culturale e sociale.

 

 

cod fisc.93022250158

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