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del dott. Giorgio Rivolta

PEDAGOGIA e ETNOPEDAGOGIA

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5 riflessioni

5) RIFLESSIONI PERSONALI

Si tratta, come si vede, di un sapere molto complesso che, a mio parere, introduce a una disciplina che non proviene solo da speculazioni più o meno erudite, ma che tiene conto dell’esperienza e dell’identità dei popoli che da tempo sono pesantemente attaccate dal mondialismo e dalla globalizzazione. Di seguito vorrei precisare il mio punto di vista sulle proposizioni elencate sopra di questo "movimento" che non esiterei a inquadrare in un’ideologia per certi versi accettabile e per altri versi un po’ meno. C’è da notare che ogni "ideologia" che si presenta come "scienza" si preoccupa di sottolineare le possibili evoluzioni future della cosiddetta "ricerca" che potrebbe mettere in dubbio gli assiomi della scienza stessa. Il che è come dire: "io ho scoperto questa legge scientifica, ma non sono sicuro che si potrebbe applicare in modo globale in ogni tempo e in ogni spazio; ho scoperto e interpretato certi fenomeni, ma non sono sicuro che ciò sia vero; scoperte future potrebbero mettere in dubbio la veridicità di quanto ho scoperto". Questa è la scienza! Ma veniamo ai particolari relativi al "manifesto" dell’etnopedagogia così come si evince dalle tabelle riportate sopra.

Confesso di non riuscire a capire fino in fondo la contrapposizione tra "scienza occidentale" ed "etnoscienza globale", mi sembra piuttosto un gioco di parole da cui traspare una diversa epistemologia: l’approccio metodologico razionale e riduzionista della scienza occidentale rispetto ad un approccio olistico e più adatto a comprendere la natura umana nel suo complesso. Ma questo approccio è, secondo me, di difficile attuazione nel tempo in cui viviamo, caratterizzato com’è dallo sradicamento dell’uomo dalla sua terra e dalla confusione dovuta alla riduzione dei tempi e delle distanze della comunicazione globale. Lo stesso si può dire degli altri punti della tabella. Ad un primo approccio ci sentiamo intuitivamente più vicini al discorso antropologico, ma poi ci imbattiamo in un mare di perplessità nei confronti dell’attuazione di queste idee. Mi si dovrebbe dire, ad esempio, quale contrapposizione c’è tra la matrice ideo-logica e quella dia-logica, dal momento che a mio parere si tratta di conseguenze piuttosto che contrapposizioni. La stessa contrapposizione tra scienza classica e scienza antropologica, anche se molto intrigante, lascia un tantino dubbiosi in quanto l’antropologia è comunque parte della scienza più in generale. A parte questi dubbi, ritengo che un approccio che tenga conto di più punti di vista sia più adeguato per comprendere le varie pedagogie che caratterizzano le diverse popolazioni umane. Tuttavia mi lascia perplesso qualsiasi certezza, compreso quella antropologica. Non è la scienza che è incerta, ma la vita, ed anche la realtà. Più che di certezze abbiamo bisogno di difendere o di recuperare le nostre radici. E le radici non stanno nella scienza e nell’epistemologia, ma nella vita quotidiana, nell’esperienza con il mondo e soprattutto nella nostra interiorità. Questo non vuol dire che non dobbiamo tener conto dell’ideologia, ma dobbiamo stare attenti a non affidarci in modo totale alle ideologie, anche se è necessario conoscerle. Dobbiamo essere invece attenti a una realtà che ci sfugge continuamente e che la maggior parte della gente nono riesce neppure a pensarla come problema. È più facile lasciarsi trasportare e irretire dai cosiddetti esperti che dai pulpiti delle televisioni e dai mass-media pontificano per lo più in modo conformista, confondendo il vero con il falso, il bene con il male, il buono con il cattivo, in sostanza i valori con i disvalori. E non si può tenere in considerazione solo delle idee per decidere della bontà di un’ideologia, ma occorre considerare anche i suoi risvolti pratici. Se l’ideologia mi dice che tutti gli uomini sono uguali e poi osservo che proprio i fautori di questa ideologia creano dei privilegiati, dei fannulloni che vivono alle spalle degli altri, mi devo chiedere se quest’ideologia è valida oppure no oppure contiene aspetto accettabili e aspetti inaccettabili. Penso che ogni ideologia contiene aspetti di verità ed elementi di falsità. Detto questo, ritengo che anche il movimento di "Etnopedagogia" non sfugga a queste riflessioni che mettono in dubbio la consistenza dell’ideologia. Sono profondamente convinto che ogni azione prevede un’idea che ne sta alla base. Se porto mio figlio di 2 anni all’asilo-nido non è solo perché non ne posso fare a meno o, peggio, perché ha bisogno di socializzazione, ma perché antepongo il lavoro alla famiglia allargata, l’adulto al bambino. Queste idee, che costituiscono un’ideologia, non possono essere cancellate da slogans o da argomentazioni ironiche o peggio sarcastiche. Occorre a mio parere rivedere i contenuti dell’ideologia, metterli a dura critica, ma non commettere l’errore di porsi come non-ideologici o come anti-ideologici. In caso contrario si creerà un’ideologia più pervasiva di quella precedente, un’ideologia che non terrà conto delle differenze ideologiche.

In conclusione ritengo che, nonostante quello che dice, anche l’etnopedagogia è una scienza ideologica, come molte altre. Per questo motivo va presa con le molle. Se per pedagogia si intende l’arte di educare i bambini, la cosa più importante è mitigare l’arroganza che caratterizza gli adulti che dicono di "sapere" mentre in realtà sono dei falsari che non sanno nulla o che, nella migliore delle ipotesi, sanno poco. Le nostre radici stanno nella nostra cultura, nella nostra terra, nella nostra lingua madre, nelle nostre tradizioni, nelle nostre feste, nel nostro lavoro, nella nostra fede, nella nostra famiglia e non in ideologie illuministe il cui unico fine è quello di ridurre il tutto al nulla.

 

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