Fare scuola

  

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LA SCUOLA BOSINA: UNA SCUOLA CHE FA SCUOLA

di Valeria Bianchi – Dirigente Scolastico Scuola Bosina

disegno di legge riforma
testo finale riforma Moratti
riforma
rif. Moratti
6 luglio 2005
I Bosini
Le 3 C
scuola Bosina
Fare scuola

La Scuola Bosina nasce nel 1998 con la Scuola Primaria come ASSOCIAZIONE CULTURALE  PER L’EDUCAZIONE E L’ISTRUZIONE DEI GIOVANI.
Nell’anno 1999 – 2000 viene costituita la Scuola dell’Infanzia.
La sede originaria era a Calcinate del Pesce. Il successo dell’attività educativa proposta e il conseguente aumento delle iscrizioni hanno reso ben presto necessaria la ricerca di una sede più adatta ad accogliere un’unità educativa in via di sviluppo.
Viene identificata come sede ottimale la struttura situata in Varese, in Via Stadio n ° 38.
Dal 13 settembre 2004 tutte le attività della Scuola Bosina si svolgono presso il nuovo centro. La Scuola è strutturata in linea verticale e comprende una sezione di Scuola dell’Infanzia, una sezione completa di Scuola Primaria e vede l’avvio di una prima classe di Scuola Secondaria I °. La Scuola Primaria risulta parificata dal 1999, la Scuola Secondaria I ° è privata e per la Scuola dell’Infanzia è stata inoltrata domanda di parificazione.
Le trasformazioni logistiche, con tutte le difficoltà conseguenti, non hanno inciso sul servizio fornito alle famiglie.
Lo sforzo di docenti e di collaboratori ha fatto sì che il momento di trasformazione si sia rivelato del tutto naturale, tenendo fermi gli obiettivi filosofici e didattici che caratterizzano il progetto educativo dell’Istituto.
Ancor di più: la nuova struttura mostra, fin da ora, tutte le potenzialità logistiche di sviluppo che è ferma volontà degli operatori offrire alle famiglie degli alunni.
L’esperienza educativa da noi proposta per la crescita naturale del bambino deve necessariamente transitare attraverso una sfera di condivisione, fra la famiglia e l’istituzione scolastica, sia degli obiettivi finali, sia dei supporti tecnici.
Una volta condiviso il risultato, possono essere analizzati, rettificati o anche modificati i mezzi che fanno da supporto al raggiungimento dell’obiettivo.
Il nostro piano dell’offerta formativa si configura, pertanto, come proposta di lavoro al cui interno ogni strumento può essere soggetto a una eventuale revisione, come pure a possibili modifiche. A livello di proposta esso si presenta come “pacchetto” intero di offerta, ma, in realtà, fatte salve le linee filosofiche che necessitano di una completa adesione, tutto il resto risulta valutabile, modificabile e migliorabile.
In completa linea con le Indicazioni Nazionali per i piani personalizzati delle attività educative, la Scuola Bosina parte dalla considerazione che l’ambiente ideale per lo sviluppo armonico di un bambino è rappresentato dalla famiglia.
Ritiene pertanto necessario strutturare uno spazio di vita e organizzare esperienze quotidiane che si integrino, in modo mo lto stretto, con la naturale e usuale attività domestica. Per il bambino la frequenza della nostra scuola deve vieppiù rappresentare un intermezzo gratificante della vita con i propri genitori.
Il bambino, che è un individuo in pieno sviluppo, con idee proprie, comportamenti personali e capacità di rapporti, nel momento in cui giunge alla nostra scuola possiede già quelle caratteristiche affettive, relazionali e culturali che sono nate in lui all’interno del suo ambiente familiare.
Questa è anche la fase in cui il bambino sviluppa una considerevole capacità di immedesimarsi in modo completo nell’attività, nei gesti e nel linguaggio delle persone che lo circondano. Diventa pertanto essenziale, negli intendimenti della Scuola Bosina, amalgamare il più possibile la componente storica del bambino e quella imitativa, ovvero rispettare pienamente la personalità del fanciullo e, contemporaneamente, proporgli dei modelli di vita adeguati a una corretta crescita sociale.
La formazione degli educatori rappresenta, in questo ambito, uno dei maggiori impegni
organizzativi interni che la nostra Scuola si è posta. Oltre a un attento monitoraggio delle novità pedagogiche che emergono dalla ricerca, alcune tirocinanti vengono affiancate alle docenti titolari di cattedra per garantire una costante presenza di personale qualificato.
Un altro punto di estrema attenzione è rappresentato dai contatti con la famiglia e dalla partecipazione che la famiglia stessa ha all’interno del quadro didattico.
Lo scopo ricercato si indirizza verso diversi obiettivi.
In primo luogo si vuole creare continuità fra i momenti di scuola e quelli di vita in famiglia; secondariamente si vuole incentivare la partecipazione della famiglia all’attività educativa e didattica al fine di dare sicurezza sia al bambino che esce dallo stretto ambito di casa, sia alla famiglia che assiste ai primi episodi di allontanamento del proprio figlio dalla sfera domestica.
Questa delicata transazione viene agevolata dal costante scambio di informazioni e dal nascere di sensazioni emotive che aiutano i genitori e i docenti a meglio interpretare il proprio ruolo, quindi a seguire correttamente i propri compiti.
L’ambiente influenza il grado di crescita del bambino poiché esso investe tutte le sue capacità sensoriali.
La Scuola Bosina si ripropone di sfruttare al massimo tale premessa, introducendo il bambino, sin dalla Scuola dell’Infanzia, alla osservazione di tutto quanto lo circonda e alla sperimentazione diretta delle peculiarità del luogo in cui egli vive.
Questa convinzione didattica viene rafforzata dal concetto di condivisione delle esperienze. La partecipazione dell’intera popolazione scolastica alla progressiva scoperta del territorio, in cui l’alunno vive, rappresenta dunque uno fra i nostri impegni primari. Oltre alla presentazione di narrazioni popolari, leggende, fiabe e filastrocche strettamente legate alle tradizioni locali, una serie di visite guidate sul territorio consente di offrire al bambino i più ampi spazi di riconoscimento della propria identità: identità che viene anche fissata con la proposta di studio del dialetto locale, considerato quale fonte di cultura e tradizione da salvaguardare. Il dialetto rappresenta, pur nella limitatezza della sua espansione geografica, una vera e propria lingua, pertanto, essendo un canale comunicativo, afferma la sua dimensione di contenitore culturale: le vicende, le credenze e la vita stessa di un popolo finiscono, infatti, con il rispecchiarsi nelle particolari espressioni dialettali.
Antiche filastrocche, canti popolari, manifestazioni e fiere tradizionali sono per noi il canale comunicativo che sorregge il ponte di collegamento fra le grandi positività del nostro passato e il futuro delle nuove generazioni.
Perciò è per noi essenziale fare capire ai nostri bambini e ragazzi che non vi è nulla di banale e di superato nella possibilità di rivivere le tradizioni dei nostri avi.
Chi ritiene che il dialetto sia un’arte volgare e inopportuna dimentica che numerosi, autorevoli intellettuali italiani e stranieri hanno riservato all’espressione dialettale un vasto palcoscenico di richiamo culturale. Si pensi a Sir James Barrie che fu maestro del dialetto scozzese, a Goldoni, a Trilussa, al Porta, a Speri Della Chiesa.
Il dialetto non è solo parola o letteratura, esso è anche un modo di essere, un sistema sociale che regola i rapporti fra gli individui. E, quando la nostra Scuola propone ai propri alunni di entrare a piedi nudi in un vecchio tino per la pigiatura dell’uva, non vuole certo riproporre semplici, antichi gesti non più in uso, ma tende a risvegliare e a rinvigorire nei propri ragazzi il senso della vita, di quella vita che ha segnato il tempo di tanti uomini e di tante donne della nostra terra. Noi siamo tutti convinti che un pizzico di umiltà e un istante di riflessione sulla dura realtà che ogni giorno faceva “girare la ruota” debbano essere, per i nostri giovani, un’esperienza irrinunciabile.
Di certo nessuno di loro riterrà ancora attuabile questa usanza, ma, sicuramente, nell’apprezzare un buon goccio di vino si ricorderà della fatica che una volta costava ai nostri contadini.
Le tecnologia diventa così un aiuto a migliorare la nostra vita, ma non uno strumento per cancellare il valore di anni spesi a rincorrere un’esistenza migliore.
Il passato diventa pertanto presente e si spalanca al futuro.  Fine a se stesso il dialetto sarebbe materia inefficace, ma, rivissuto integralmente nella propria veste
culturale, si trasforma in una insostituibile fonte di esperienze, di sensazioni, di realtà di vita, di apertura verso nuovi tempi e nuovi spazi.
Tutto ciò si integra in una corretta costruzione culturale con lo studio delle lingue straniere che per i nostri allievi sono inglese e tedesco.
A fianco di tali attività eguale sviluppo viene riservato alle tecnologie più avanzate, quali
l’informatizzazione di base, l’approccio alle tecniche multimediali, come pure una prima
osservazione dell’immenso mondo racchiuso in internet. Dai modelli locali i nostri allievi imparano a muoversi nel mondo che sarà loro, apprendono ad affrontare le nuove sfide tecnologiche, avendo sempre nei propri cuori, nelle proprie menti e nelle proprie mani l’insegnamento degli avi che li hanno generati.
La Scuola Bosina è dunque una struttura moderna e concreta, con la grande aspirazione di fare scuola, ovvero di rappresentare un punto di riferimento per prossime e sempre più stimolanti proposte educative.
Noi ci crediamo !

 

 Webmaster: Ilaria Maria Preti
Collaboratori: Francesca Corbella, dott. Giorgio Rivolta e i genitori padani.
Sito creato da
Morena Fassini
Fotografie: R.Romano,  G. Rivolta, G.Preti.
Gif animate: Z|gler® Lorenza ed Emiliano Baggiani
Consulenza e aggiornamento dello staff a cura di Antonio Conte

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