| Chiudete
gli occhi ed immaginate, bambini, un paesaggio di tanti secoli fa. Un
lungo, profondo, canyon sul fondo del quale scorre un fiume spumeggiante.
Immaginate di star camminando con un cacciatore del popolo ligure sulle cime di
quel canyon quando, all’improvviso, ai vostri piedi si apre un’enorme valle
tutta verde.
Il fiume spumeggiante continua la sua corsa
attraverso la valle e le acque d’argento sembrano un foglio di domopak nel
presepe.
Ma c’è qualcosa, là sotto, che si muove e
scintilla, c’è della polvere che si alza, si sente un rombo in lontananza…
To tot lock... to tlok tlo tlok……
Quando il rumore finisce, voi ne sentite un
altro...un suono acuto…
Hiii…hiiii…
seguito da uno sbuffare…
Snoff… snoff…
La polvere si posa, e voi vedete un magnifico
branco di cavalli selvaggi dalle criniere lunghissime e setose.
Sono là, sulla riva della Dora Baltea, ad
abbeverarsi.
Prima che il sole tramonti ne vedete arrivare
altri, e poi altri ancora,
Il vostro amico vi dice: "Che animali
magnifici, andiamo a vederli da vicino."
Piano piano, per non spaventarli, scendete
dalla montagna e cominciate ad avvicinarvi ai cavalli; loro non hanno mai visto
un uomo, ma voi non avete l’aria di essere dei cinghiali o dei lupi, quindi vi
lasciano avvicinare, vi annusano, posano la loro testa sulla vostra spalla e i
puledrini vengono a giocare con voi.
Il nostro amico ligure capisce subito quale
ricchezza si può trarre dall’avere a disposizione dei cavalli così veloci e
belli, conosce bene i cavalli e sa distinguerne uno buono da un brocco, così
decide di fermarsi a vivere lì.
Qualche anno dopo in quel luogo nacque una
nuova città. I suoi abitanti vendevano cavalli capaci di percorrere i sentieri
scoscesi a chi deve salire sulle montagne, e cavalli forti e veloci a chi va
nella verde valle. Gli abitanti misero un cartello davanti alle due vie d’entrata
della città, quella che portava al monte e quella che portava verso la pianura.
Il cartello diceva: "Eporedia" che
in ligure voleva dire: "La città dei buoni domatori di cavalli".
Così tutti i viaggiatori antichi sapevano che se volevano un buon cavallo,
dovevano andare ad Eporedia.
Eporedia è il vecchio nome d’Ivrea. |