La
valle Fiorentina, come sempre rigogliosa di boschi, di pascoli e di prati, era
in quei tempi anche ricca di bestiame ben nutrito sia grosso sia minuto. Fra i
monti, risuonava ovunque il tintinnio dei campanacci di ferro e delle campanelle
di bronzo che pendevano al collo delle mucche, delle pecore e delle capre per
poterle rintracciare nel caso in cui si fossero allontanate dal gruppo. In
particolare, la "Vacia Capa", la mucca conduttrice della mandria,
portava il campanaccio più grande e più sonoro appeso ad un collare di cuoio
decorato a disegni floreali ottenuti con una punta infuocata. Tali oggetti
sonori erano forgiati o fusi da una famiglia di fabbri che viveva in un
villaggio sotto il monte di Verdal. Fra i componenti della famiglia c'era anche
il vecchio nonno, che da sempre aveva il desiderio di poter fondere una vera
grande campana, come quelle che si diceva esistessero in paesi lontani. Con
insistenza il vecchio riuscì a convincere il suo giovane nipote Duane, detto il
bello, a girare il vasto mondo per impadronirsi dei segreti delle grandi fusioni
in bronzo che, oltre a rame e stagno, avevano bisogno di altri metalli rari,
d'altre sostanze e di tecniche speciali per rendere il suono delle campane più
squillante o più profondo.Duane, allora, si
mise in viaggio e dopo aver incontrato molte persone che però non conoscevano o
non volevano rivelare i segreti della fusione, giunse in una terra chiamata
Campania dove conobbe un ricco mercante di origine greca che gli promise di
dirgli dove si trovava la pergamena del segreto delle campane, a patto però che
sposasse sua figlia, di nome Radegonda.
Il giovane, pur di non tornare a mani vuote dal nonno,
senza pensarci su molto, accettò.
Il giorno seguente, il mercante presentò la figlia al
giovane e bel Duane, che alla vista della ragazza rimase senza parole: la
giovane era un mostriciattolo con i capelli mezzi rossi e mezzi verdi, un occhio
roso e uno bianco, tutta storpia e gobba e sulla faccia aveva una folta peluria
tanto che una scimmia, al suo confronto, avrebbe potuto vincere un concorso di
bellezza.
Ogni promessa è però una promessa e deve essere
mantenuta e così Duane, con nozze principesche sposò la figlia del ricco
mercante che gli rivelò il luogo dove si trovava la preziosa pergamena.
Essa era in un antro di alta montagna, racchiusa in un
pesante scrigno di quercia, la cui chiave era conficcata nella fessura di una
roccia, ed era impossibile toglierla senza spezzarla. Radegonda, saggiamente,
consigliò Duane di versare dell'acqua nella fessura che durante la notte,
gelandosi aumento di volume spezzando la roccia e liberando la chiave.
Aperto lo scrigno e trovato il rotolo di pergamena,
questo fu subito svolto ma, con amara sorpresa, non si trovò nessuno di
scritto. Allora Radegonda consigliò il marito di scaldare la pergamena sopra
una fiamma e così, a poco a poco, apparvero le scritte dei segreti della
fusione. Infatti, la pergamena era stata scritta con un inchiostro simpatico,
cioè invisibile, come quello più semplice che si fa con il succo di limone.
Ritornato al suo villaggio nativo, il giovane Duane fu
accolto con molto entusiasmo da tutti e anche la sua giovane moglie tanto
brutta, ma tanto saggia e buona, fu accolta con affetto e rispetto.
Poi si decise di fondere la grande campana, ma poiché
sotto i crogioli di fusione dei metalli erano necessari grandi fuochi di carbone
dolce, che avrebbero potuto essere causa di incendi in paese, si pensò di
operare sulla grande montagna dove la campana sarebbe poi stata collocata.
Lassù furono preparate diverse carbonaie e fucine, e
furono tagliati tanti alberi, specie quelli di pino cembro, quelle piante
superbe e resinose che crescono sopra i grandi sassi delle macerie rocciose.
Su quella montagna gli alberi di Pino cembro non sono
più ricresciuti, e ancora oggi il luogo si chiama Fertazza (cioè Frattaccia,
luogo del grande taglio del bosco). Tutti i materiali necessari furono portati a
dorso di mulo fino alla cima del monte, sul luogo preparato per la fusione e fu
molto anche l'oro il platino e l'argento donato dai paesani.
La campana riuscì perfetta e sulla sua fascia
superiore, oltre a molti simboli ed ornamenti, apparvero, inaspettatamente,
anche delle strane parole incomprensibili:
DALVI TRENALE FORA DELTUMI ALNA LARONA
Sulla stessa montagna fu poi costruita
un'incastellatura con delle grosse travi sulla quale fu appesa la grande campana
e per il suo primo rintocco inaugurale fu organizzata una grande festa dove
ebbero un posto d'onore Duane e sua moglie Radegonda, mancava il nonno che si
era spento poco tempo prima.
I paesani consegnarono alla giovane donna, per
riconoscenza, un premio, "La rosa d'oro della bontà", e poi il
battaglio della campana fece emettere i primi rintocchi.
Allora si verifico un fatto straordinario: la brutta e
variopinta capigliatura di Radegonda si trasformò, e divenne folta e corvina,
dal suo volto caddero tutti quei brutti peli, gli occhi divennero neri e
brillanti come due carboni ardenti, il suo corpo si raddrizzò e si trasformò
in una bellissima creatura dal volto rosato e bellissimo. Tutti rimasero
meravigliati e felici; la giovane ringrazio i paesani e chiese di essere
chiamata, d'ora in poi, con il nome di Eurosia, che in greco significa più o
meno "la buona rosa" e di essere trattata come in passato, come una di
loro.
La campana, orgoglio di tutto il paese, continuò per
ani a far sentire il suo suono profondo giù fino alle tre valli, cioè la Val
Cordevole, la Val Fiorentina e la Val Pettorina, che serpeggiano al di sotto
della montagna.
Una gelida notte d'inverno, però, delle persone
invidiose dei paesi vicini, volendo rubare la campana con un ingegnoso sistema
di funi e carrucole, riuscirono a staccarla dalla incastellatura e a calarla su
un enorme e rozzo slittone che, non essendo fornito di freni sufficienti, prese
il sopravvento su quelli che lo trascinavano e li travolse.
Lo slittone si rovesciò e la campana scivolò verso il
fondo valle, mandando dei tristi rintocchi lungo il canalone del Lagarez. Poi,
con un salto andò a frantumarsi sul greto del torrente.
Anche la sua bella fascia si ruppe ma magicamente i
suoi pezzi si riunirono, come in un puzzle, componendo con le sillabe delle
strane parole che vi erano incise la seguente scritta: DALLA MIA ROVINA LA
FORTUNA DELLE ALTRE.
Questo stava a significare che i rottami della grande
campana si sarebbero poi usati per fondere tutte le campane delle tre valli che
ne erano prive. Ancor oggi il loro suono squillante o profondo annuncia le ore
liete o quelle tristi dei villaggi, dove però da tempo si è spento il ricordo
di questa storia.
Elior dal Pont dei Roni (Storie Selvane)