Mima il gigante

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La leggenda di Mima il gigante che viene dalla Carnia
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IL  CALZOLAIO POVERO
il paese dei gatti
Il quarto Re Magio
La grande campana della val Fiorentina
Mima il gigante
sovegn'si
Questa storia è antica come quella dei primi ladini giunti nella Val Pesarina ( una zona della Carnia). Nell' esplorazione della parte della vallata, i primi abitanti del luogo trovarono tracce di passaggio umano: alberi tagliati, trappole per animali selvatici ed un sentiero che da una sorgente saliva verso il più alto dei monti ad occidente della catena montuosa.
Incuriositi, ci salirono fino alle rocce e scoprirono che portava ad una caverna.
Improvvisamente, da quella uscì un essere umano, vestito di pelli d'animale e dalla lunga barba incolta. La sua enorme statura li impressionò talmente che fuggirono a gambe levate fino al fondo della valle. Nella piccola comunità si sparse il terrore; si vegliava a turno per paura dell'apparizione del gigante, onde essere pronti alla difesa, ma il gigante se ne stava tranquillo, dedito alla caccia, nella sua alta dimora. Fu in occasione di una tremenda alluvione che comparve, di sua iniziativa, nel fondovalle ad aiutare i poveri valligiani ad arginare il torrente impetuoso che aveva devastato il piccolo villaggio. Quasi increduli, quei miseri, se lo trovarono lì a trasportar enormi massi, ad unirli con lunghi tronchi in efficaci sbarramenti. Quando il pericolo fu passato, i valligiani gli furono vicini a ringraziarlo per la sua miracolosa opera e gli offrirono del cibo.
Egli rispose in una lingua incomprensibile, ma di sotto le folte ciglia, usciva uno sguardo così sereno che tutti capirono la sua bontà. Uno dei valligiani era greco, della Ionia: raccontò che al suo paese era esistito un gigante di nome Mima ed invitò tutti a chiamarlo così. L'alta montagna ove viveva fu detta Mimoias (-oias in greco significa "come") ossia come un gigante.
Trascorsero alcuni anni in armoniosa compagnia: il gigante Mima con la sua enorme forza aiutava la piccola tribù in tutti i lavori del bosco, dei prati e dei campi e tutti lo ricambiavano con i prodotti della terra e della stalla.
Un giorno lo videro incantato ad ammirare una graziosa fanciulla che giocava fra i fiori, ma quando la bimba si accorse di lui fuggì impaurita dentro la sua capanna...ed al gigante scesero lacrime di tristezza. Sempre più spesso lo si sorprendeva ad osservare estatico piccoli ragazzi intenti ai loro giochi.
Si capì in breve che Mima aveva un gran desiderio di un figlio, anzi di una bambina, come lui stesso si svelò in preghiera. Ma era grande, troppo grande per trovarsi una moglie. I capifamiglia si riunirono a consiglio ed escogitarono un piano per accontentare Mima. Viveva in una baita del villaggio una vecchia nonna con una nipotina di tre anni rimasta orfana ai tempi della tremenda alluvione. Chiesero alla vecchia di andare, colla bimba, ad abitare col gigante buono. La nonna acconsentì. Tale fu la gioia di Mima che, in breve tempo, tagliò alberi, li squadrò, ne ricavò tavole e provvide a rivestire la sua caverna, a separarne l'interno, a farne insomma una calda casetta.
Di giorno provvedeva il cibo nei boschi cacciando e raccogliendo fragole, mirtilli e lamponi; il pomeriggio scendeva alle stalle e risaliva con latte e ricotta; saliva spesso sulle alte crode (cime) a raccogliere stelle alpine e rododendri per interrarli davanti alla caverna e fare del prato un giardino fiorito.
Mima era veramente felice ora e così pure la bimba che tutti consideravano Mimoias perchè era buona "come Mima".
Trascorsero vent'anni di serenità, giorni di fiori e serate al fuoco del ceppo: ma tutti capivano che il calore era quello della sua bontà.
Ma avvenne che Mimoias (la bimba ormai divenuta adulta) si innamorò, ricambiata, di un giovane di un villaggio in riva al mare giunto lassù in cerca di fortuna, che ben presto si presentò a Mima e la chiese in sposa. Il gigante acconsentì ma dal suo volto trapelava la tristezza per doversi staccare da lei. Mimoias lo consolò dicendogli che lo amava tanto e che si sarebbe stabilita lassù, vicino a lui, non appena fosse tornata dal villaggio di suo marito verso cui era partita per conoscere la sua famiglia.
Quando Mimoias partì, Mima pregò i valligiani di lasciarlo solo fino al ritorno dalla figlia. Senza mai fermarsi, il gigante iniziò a trasportare enormi blocchi di roccia dalla montagna della sua caverna ad un colle antistante; con un'enorme mazza li squadrò, li pose l'uno sull'altro su quattro fianchi lasciando un passaggio per salire alla sommità, su cui preparò la dimora dei giovano sposi. In breve eresse una nuova montagna, alta "come la sua", sul davanti, per poter vedere la figlia felice oltre il passo, nel sole dal mattino al tramonto.
Quando gli sposi tornarono, tutto il villaggio li accompagnò verso la caverna di Mima. Giunti alla sommità della valle, il più avanzato dei valligiani gridò "là, vardè" (là, guardate) ed indicò la nuova cima che prima non c'era.
Per questo ci sono due monti "Mimoias".
Per questo la forcella si chiama "Lavardet"

 

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