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C'era
una volta un uomo che aveva tredici figli, e che per questo veniva
chiamato Il
Tredicino, ma era molto povero e non sapeva come fare per
dar loro da mangiare.
Un giorno, era proprio disperato, disse ai suoi
bambini: "Andiamo in campagna, in qualche casolare, a vedere se
c'è qualcuno che può darmi un po' di pane, qualcosa che si possa
mettere sotto i denti"
L'uomo e i suoi bambini si incamminano e raggiungono
presto una grande pianura piena di campi e là, in fondo, c'è un
casolare con una corte, di quelle che ci sono nella campagna milanese,
quadrate, chiuse dai muri e con l'aia al centro, come dei piccoli
castelletti, in cui vivono tante famiglie spesso parenti fra di loro,
con la stalla, le mucche e le galline, e anche con la loro chiesetta e il
campanile. L'uomo e i suoi bambini entrano dal cancello principale e
nell'aia incontrano una donna.
Il Tredicino subito le chiede se aveva qualcosa da
dargli da mangiare, perchè aveva tredici figli, ma la donna risponde:
"Oh pover'uomo, mi rincresce ma adesso non posso darle
niente, anzi dovete nascondervi tutti, perchè se viene a casa mio
marito, che l'Orco, è capace di mettersi a mangiare i suoi
bambini".
(Immaginatevi, bambini che paura avevano i nostri
amici)
"Dunque, prima bisogna che vi nasconda in
cantina, e dopo darò da mangiare all' Orco. Poi, dopo, glielo dirò, e
vi farò venire di sopra, e darò da mangiare anche ai suoi
figlioli".
Difatti, il mago arriva a casa e subito dice: "
Ucci, ucci, sento odore di cristianucci", ma la moglie subito gli
serve il pranzo dicendo: " Mangia la tua cena, che qui non c'è
nessuno"
Quando l'Orco fu ben sazio e tranquillo, la moglie
confessò:" Si, caro mio; avevi ragione, prima, ho nascosto in
cantina un pover'uomo con tredici figli. Di figli ne abbiamo anche noi,
lo vedi. Dobbiamo dar da mangiare a quei poveri bambini lì."
E così, la buona donna, fa venire di sopra Tredicino
e i suoi figli e da loro da mangiare. Quando ebbero finito, l'Orco dice
alla donna: "Bene, adesso, metti tutti a dormire. Però, metti in
testa ai nostri figli una cuffia bianca, e ai figli di Tredicino una
cuffia rossa."
E così tutti i bambini vanno a dormire nella stessa
stanza, i figli dell'Orco con la cuffia bianca e quelli di Tredicino con
la cuffia rossa. Ma Tredicino lascia addormentare tutti i bambini , poi
scambia le cuffie, e mette quelle bianche in testa ai suoi figli e
quelle rosse in testa a quelli dell'Orco.
Al mattino l'Orco si sveglia va dai bambini, e alla
luce del primo sole, prende tutti i bambini con la cuffia rossa e
li uccide. Poi va via , dicendo alla moglie:"Ho ucciso tutti i
bambini di Tredicino. Preparameli per pranzo".
Tredicino, che era di guardia e aveva immaginato il
tradimento che voleva fare l'Orco, prende i suoi bambini, li fa vestire,
e poi via si mettono tutti a scappare.
La moglie dell'Orco, dispiaciuta, va a svegliare i
suoi bambini, e li trova tutti morti. Allora, si mette a gridare. L'Orco
la sente e corre a casa e lei gli dice: "Cosa hai fatto? Hai ucciso
tutti i nostri figli!" Allora il mago si mette ad urlare,
disperandosi, anche lui: "Ah maledetto d'un Tredicino! Ha capito
che volevo uccidere i suoi figli, e ha scambiato le cuffie e così ho
ucciso i mei"
E così, Tredicino continua la sua vita , ma ancora
non sapeva come fare a vivere con tutti quei figli. Intanto un servitore
del re che aveva sentito la storia di Tredicino , la racconta al suo
padrone per vedere se si poteva fare qualcosa per aiutare Tredicino e i
suoi figli.
E il Re gli risponde:" Senti, di a Trendicino che
se è capace di andare dall'Orco e rubargli quel pappagallo, che gli
appartiene e che mi piace tanto, gli darò molti soldi"
il servitore riverisce a Tredicino la proposta del Re e
tredicino accetta, ma poi vien preso dalla paura e mormora fra sè e sè.:"o
povero me, ma come farò? basta, proverò ad andarci quando non è in
casa, forse riuscirò a rubarlo se c'è solo sua moglie".
E così Tredicino parte, e riesce nell'impresa perchè
la moglie dell'orco era da sola in casa, ma mentre era lì con il
pappagalo in manoi, pronto a portarlo via, arriva l'Orco, che si mette a
gridare: "Ah sei qui adesso. Me l' hai già fatta una volta, e
adesso vieni qui per farmela una seconda?" Poi
acchiappa Tredicino, lo lega e poi dice alla moglie: "tienilo
d'occhio mentre vado a prendere l'acquaragia, che volgio dargli fuoco.Tu
intanto prendi questo bel legno e l'ascia, rompilo per bene. Così,
quando vengo a casa, faccio un falò con quel legno e l'acqua ragia e ci
brucio Tredicino."
La povera donna si mise a colpire il legno con
l'accetta
per farlo a pezzetti, ma non ci riusciva e faceva fatica perchè era un
legno molto duro. Tredicino allora le dice:" Povera donna, slegami
un momento che te lo taglio io. Dopo mi rilegherai, così, quando tuo
marito arriva a casa trova la legna ben tagliata"
Torna a casa il mago per dargli fuoco, e vede che non ci sono più né
il Tredicino, né il pappagallo. Allora, picchia la moglie, perché lo
ha slegato e l’ha lasciato andare via, e fa un baccano del diavolo.
Nel frattempo, il Tredicino, va a portare il suo pappagallo al Re. E il
Re, gli fa un gran bel regalo, che lo rese tanto felice. Gli dice:
-“Adesso, devi farmi un altro piacere.
Desidero che tu vada là a rubargli la coperta che ha sul letto, che è
piena di campanelli.”
“Accidenti, ma come faccio ad andare a prende una coperta tutta piena
di campanelli ?”
“Eppure devi fare il possibile per andare a prenderla”.
Tredicino va. Va intanto che sua moglie (del Mago) era in cantina a fare
i suoi mestieri; e lui, va di sopra adagio, adagio, con della bambagia;
e stà là ad imbottire tutti i campanelli per non farli suonare e poi
se li nasconde. Alla sera, il mago, va a letto; il Tredicino, lo lascia
addormentare ben bene e poi comincia poco a poco a tirare, tirare.
Il mago, si sveglia e dice: -“Cos’è che mi tira giù la coperta?”
– E il Tredicino, fa: -“Miao, miao!” – per far finta di essere
un gatto. Lo lascia addormentare ben bene e poi a poco a poco riesce a
tirargliela giù. E scappa con la sua coperta. Il mago, la mattina,
cerca la coperta e non la trova più, da nessuna parte: -“Ah, quel
furtante del Tredicino, che mi ha fregato per la terza volta. Se mi
capita fra le mani….. solo che riesco ad averlo in mano, lo ammazzo,
perché me ne ha fatte troppe.”
Il Tredicino, va dal Re. Il Re, gli dice: -“Bravo, ma sei proprio
bravo, sei riuscito.
Adesso ti do una gran soma, così starai bene. Adesso devi farmi un
altro piacere: allora sarai un signore. Devi fare in modo di portarmi il
mago.”
“Ma come faccio ? perché se adesso il mago mi prende, mi ammazza!
Basta, farò di tutto, per fargli anche questo.”
Pensa, si veste in modo del tutto diverso da quello solito, e mette una
barba finta e poi va là.
Dice a sua moglie: - “Voi! Non c’è mica in casa vostro marito?”
“Sì, che c’è; adesso vado a chiamarlo subito.” – e il
Tredicino, gli dice: -“Sono venuti qui per pregarvi perché ho bisogno
di un piacere. Deve sapere, che ho ammazzato uno, che chiamano il
Tredicino, e devo fargli la bara ma non ho assi per farla.
Sono venuto da lei per vedere se può darmi delle assi.”
Il mago, dice: - “Bravo, hai fatto bene ad ammazzarlo: ti darò subito
le assi.
Vieni, vieni! Ti aiuterò anch’io a costruirla, la cassa, per metterci
dentro quel birbante.
Gli da le assi e si mette assieme al Tredicino a costruire la cassa. E
lui, il mago, è sempre restato lì a curarlo. L’ha preparata in modo
da essere pronto a chiuderla.
Quando l’ha finita: -“Adesso mi sono fermato, perché non conosco
mica la grandezza, per vedere se andrà bene. Mi pare, che sia grande
come lei, il Tredicino.
Provi ad andar dentro lei, così avrò modo di vedere se è grande come
lei.
Se va bene a lei, andrà bene anche al Tredicino.” – “Bene,
aspetta, adesso vado dentro subito.
Guarda, guarda, che va bene.”
Una volta dentro, il Tredicino, gli mette il coperchio, e in un sol
momento la chiude.
Però, gli aveva fatto dei buchi nella cassa per poterlo far respirare,
perché doveva consegnarlo vivo al Re. Aveva vicino dei suoi amici per
aiutarlo a portare la cassa.
Loro sono stati pronti e sono andati là per portarla alla corte del re.
L’hanno consegnata al Re, e il Re è stato così contento a vederlo,
che è riuscito a consegnargli il mago vivo che gli ha dato una gran
somma, che è bastata per farlo diventare un signore per tutto il resto
della sua vita.
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